Mi ero seduta da sola al tavolo della mensa, emarginata da tutti, non volevo parlare con nessuno, non volevo farmi capire da nessuno, volevo solamente mangiare e stare sola, rinchiudermi in me stessa e sparire da qui.
Ma poi...
"Hey che succede?"
"Nulla, il nulla più totale."
"Non è possibile, si vede che non stai bene. Avanti, su, dimmi qual 'è il problema?"
"Il nulla più totale è il problema, tutto ciò in cui credo, tutti i miei obbiettivi sono sprofondati e si sono sgretolati nel baratro del nulla più totale. Non ha più senso, ora, rimanere qui e vivere come se nulla fosse accaduto realmente."
"Ti cacci sempre nei guai", "Non vali abbastanza", "Sei solo una ragazzina viziata".
Ogni frase è un pugno o un calcio, e le frasi continuano così come i ricordi, così come la rabbia aumenta ancora tutta in una volta.
"Sei sconsiderata", "È stata solo fortuna", "Non calcoli gli effetti collaterali delle tue azioni", "Non sai ancora proteggerti" sono le ultime frasi che riesco a sentire nella mia testa e con un pugno e un calcio ben piazzati stacco il sacco dal gancio.
Crollo sulle ginocchia e solo ora mi accorgo di star piangendo, ero stanca di tutte le persone che mi dicevano cosa potevo o non potevo fare, ero stanca di chi mi dava della sconsiderata con il complesso dell'eroe sempre in cerca di guai.
Ero stanca delle persone che non credevano in me e di quelle che non vedevano il mio potenziale.