Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero - Vasco Brondi

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WpMetadataNoticeUltima pubblicazione ven, lug 13, 2018
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SAGGISTICA
Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero è praticamente un libro fotografico senza fotografie. Di cieli arrivano al soffitto, dei trecentosessanta chilometri che ci dividono, dei trenta euro di treno. Parla di traslocare e di altre cose. Poteva chiamarsi anche Non si esce vivi dalla Pianura Padana. Parla dei nostri amori che fanno perdere treni e che fanno perdere gli aerei. Dei nostri amori che come colonne sonore hanno dei telegiornali. Le nostre scenografie e le periferie. Un'intimità che diventa una marea, che esce dagli occhi e dalla bocca e che entra nelle città e nelle case blindate. Le tue ansie planetarie. Tu che sorridi agli autovelox. Ferrara che potrebbe essere tutte le città di provincia, silenziose e deserte di sera. Le passeggiate dei poliziotti di quartiere. Occhiaie azzurre e narrazioni imprecise. Con talmente tante colonne sonore che si possono sentire anche se lo si legge in silenzio. V.
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"Due costellazioni perse in una galassia sbagliata." Iris ha sempre saputo di essere sbagliata. Lo capiva dagli sguardi, dai sussurri, dallo scherno dei suoi compagni, dai pugni che riceveva. Con i suoi occhi di due colori diversi-una frattura nel cielo-era un'anomalia, un errore. Cresciuta in un istituto, ha imparato che l'affetto non è per tutti. Quando i Fenderson la scelgono, crede di aver trovato una casa. Ma quella casa diventa una gabbia. E nessuno salva un fiore che appassisce in silenzio. Così, a diciott'anni, prende una decisione irreversibile: sangue e cenere. Viene rinchiusa in un istituto psichiatrico. Un posto senza tempo, senza futuro. Qui, il passato la perseguita. Qualcuno l'aspetta. Qui, Fiorellino non ha più petali da perdere. Ma c'è qualcuno che la vede ancora. Walter, il suo psichiatra. Ma può un uomo aggiustare un'anima spezzata senza rompersi a sua volta? In un alternarsi di passato e presente, Iris racconta la sua storia con una voce spezzata, intrisa di dolore, ma anche di un'insensata, disperata speranza. Perché alcune cicatrici non guariscono mai. Perché alcuni legami neanche la morte può spezzare. E perché a volte, anche un fiore reciso, continua a profumare.

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