La città dell'anima

La città dell'anima

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    Bab 15
WpMetadataReadLengkap Rab, Apr 12, 2017
Quando raggiungo la cima di un vecchio albero, fresco con la speranza che corre veloce cercando d'agguantare il reale di una vita seminata in pezzi da puzzle, tra fiaba e momenti, sorrido accarezzando il vento. L'orizzonte si distende, insieme alle case della mia città, sulla collina delle rimembranze gli alberi in fila proteggono, io Poggio lo sguardo verso le persone che si muovono per le strade e immagino il vento che porta polvere di stelle, bianca e argentea a sfiorare quelle persone e le loro case, che sentono del bene in ogni momento di vita. Imparo il fruscio delle foglie che crescono in quel momento, dalle gemme crescono nel giorno con il sole di primavera, i rami mi sorreggono come angeli che donano pace, mi raggiunge il vento argenteo e una sensazione di nascita compare nel mio cuore. Le persone camminano come piccole creature sul sentiero del loro destino, ad ogni passo si scaldano al fuoco di spiriti che li seguono, per non farli cadere. Tutte le strade hanno scorrimani per chi ha più tempo e ha già trascorso gran parte della sua vita, fragili si tengono, mentre sorridono del nuovo momento; è strana la mia città perché le persone non si conoscono, ma creano legami indissolubili, ognuna con chi crede nel vento e nel riso del proprio essere e nelle carezze proprie date al mondo. Sulla collina l'aria porta i ricordi di secoli d'amicizie, respiri le vite e vivi un altra tua vita, il rossore di un pudore per i momenti intensi d'affetto in cui il tuo essere a nudo chiama lo spirito a se compagno. La radura s'imbianca d'inverno, quando la vita non risponde all'arrivo di un nuovo che assembla i pezzi del proprio cuore, che solingo s'aggira nei ricordi di un'inconscio che arriva a salti di volontà, perché svolta il vuoto della mente, il primo arrivo è la morte. Gli alberi non sentono inverni, lentamente scendo guardando la neve e scopro la mia città che rinasce. Lucia Romano Tutti i diritti riservati all'autore Legge 22 aprile 1941 n. 633 e succ. mo
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La vita a volte riserva molte sorprese. Anche se tutto va storto ci sarà sempre quella luce che ci salverà da tutto. Ci sarà sempre quel qualcosa per cui lottare. La cosiddetta ragione di vita, è quella che ci spinge a vivere, ad andare avanti. Mary aveva perso la sua luce, anzi forse non ne aveva mai avuta una, era persa nella solitudine, nel rifiuto, nella monotonia di ogni giorno. Però anche per lei arriva il momento di riprendersi in mano la propria vita. Un angelo. Proprio così, un angelo la salva dal ciclo virtuoso in cui era entrata. Non vi resta che leggere. Dal capitolo 1: Decisi di andate al mio "posto segreto". È una vecchia stazione ferroviaria che non viene più usata da anni, così io ci ho creato il mio rifugio. In una sola stanza è racchiuso tutto il mio mondo. L'ho riempita di disegni, foto, alcune frasi che butto giù per sfogarmi, le scarpette di danza che non uso più, e poi un bel po di libri. È semplicemente Mary racchiusa in una stanza. Li dentro sono me stessa. Sempre. Cominciai a camminare a grandi falcate sul marciapiede candido, lasciando impronte che scomparivano non appena si posava dell'altra neve. Mi sentivo tremendamente sola, ma alla fine è così. Siamo tutti intrappolati dentro corpo e mente, e qualsiasi tipo di compagnia ci troviamo, questa sarà solo passeggera e superficiale. Proprio come quel ragazzo laggiù. Sta seduto su una panchina dietro la stazione del treno, a guardare l'ambiente circostante. Le labbra sottili sono bianche e screpolate, i capelli scuri visibilmente scompigliati, gli occhi stanchi di cui non riesco a percepirne bene il colore, gli zigomi sono come scolpiti, ha dei lineamenti perfetti. Il suo respiro si mescola ai fiocchi di neve. Sembra un angelo caduto dal cielo. Storia scritta appositamente per il concorso di @Australia88 Buona lettura Data di pubblicazione: 17/02/2016

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