L Ultima Sera Di Ottobre

L Ultima Sera Di Ottobre

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WpMetadataNoticeLast published Wed, Feb 3, 2016
Era atroce, e al tempo stesso sublime, ammirare l'infernale paradiso inscenato dall'autunno al di là del vetro un po' sporco. Martino fissava, immobile, nel silenzio senza fine che stagnava nella sua stanza, seduto davanti alla finestra. E pensava. In fondo non gli restava altro, da fare, e pensare gli procurava un misto di angoscia ed esaltazione. Le foglie secche frustate dal vento planavano come grigi pipistrelli ubriachi, cozzando le une contro le altre nell'imboccare improvvisi mulinelli d'aria. Il cielo era di un meraviglioso color cenere, verso ovest, una cenere sotto la quale andava morendo una brace sanguigna e tremolante. Spostando lo sguardo verso est, gradualmente, si poteva contemplare invece l'ineluttabile, strisciante avanzare della notte, pronta già ad inghiottire il mondo. Le luci accese, nelle case, erano minuscoli rettangoli intrisi di una serenità struggente, brillanti focolai di redenzione, di pace, di calore... Martino aveva solo la candela, con la sua fiammella m
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C'era una volta una dolce bambina di nome Fiordaliso, con lunghi capelli rossi come foglie d'acero in autunno e occhi limpidi come cristalli di sorgente. Un giorno, mentre camminava tra le foglie dorate di un viale silenzioso, notò un cagnolino rannicchiato all'ombra di un albero spoglio. Tremava, sporco e smarrito, con lo sguardo pieno di paura. Fiordaliso si inginocchiò e, senza esitazione, lo avvolse in un caldo abbraccio. Lo chiamò Penny, un nome semplice e tenero, come il legame nascente tra loro. Con un sorriso che sembrava illuminare anche i giorni più grigi, la bambina lo portò a casa. Gli anni passarono, e mentre Fiordaliso cresceva, Penny divenne un compagno fedele, dolce e attento. Ma era sempre stato fragile, e col tempo la sua salute peggiorò. In un gelido giorno d'inverno, Fiordaliso lo portò dal veterinario con il cuore stretto. La diagnosi fu un colpo doloroso: un tumore al cervello, incurabile. Penny si spense tra le sue braccia, lasciando un vuoto immenso. Fiordaliso cadde in una tristezza profonda, una nebbia che le offuscava l'anima. Un giorno, in silenzio, lasciò la città e i ricordi, rifugiandosi in un piccolo borgo avvolto dal verde, dove l'aria profumava di terra umida e fiori selvatici. Trovò una casa semplice e serena, e iniziò lentamente a ricostruirsi. Nel quartiere, tranquillo e fiorito, notò un giovane giardiniere dai ricci scuri, sempre assorto nei pensieri, che curava le piante con gesti delicati. Lo chiamavano "il giardiniere fantasma", poiché appariva e spariva senza dire una parola. Un pomeriggio di primavera, mentre la brezza entrava dalla finestra, gli occhi di Fiordaliso incrociarono i suoi. In quello sguardo intenso c'era qualcosa di misteriosamente familiare. Il vento sembrava portare promesse di rinascita... E quella era solo la prima pagina di una nuova storia.

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