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Micol
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WpMetadataNoticeLast published Sun, Feb 7, 2016
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Non-Fiction
Micol chiamai quella giovane donna incontrata in metropolitana a Parigi. Parigi ha infinite linee metropolitane, chissà dove sarà scesa ! anche a saperlo non mi sarebbe cambiata la vita, visto che a Parigi mi perdevo persino stando fermo... Ma la curiosità era stata tanta.. Mi sono sempre immaginato potesse abitare in una grande casa, che sua madre facesse l'assistente del padre in una clinica privata per malati di lusso, e che lei fosse fondamentalmente sola... Sola ma vestita bene, sola ma con tutti gli accessori tecnologici in voga in questo periodo storico dove ci si preoccupa di più di aggiornare il profilo su facebook, che parlare con una persona vis a vis, sola ma con una collezione di capelli da fare invidia alla Premier Dame, sola con amici che la seguivano solo perchè era generosa ed offriva lei quella o quell'altra prelibatezza al "Caffè de port " lungo la Senna.. Micol sola pensai ! peccato ! una ragazza così bella ed elegante non può starsene sola.. Una dama ha almeno bisogno di sentirsi importante. I suoi genitori forse si sarebbero solo occupati della sua istruzione, non perchè fosse importante per lei, ma per non sfigurare con i colleghi giocatori di carte del Sabato sera. Queste sono le tipiche situazioni, dove prima o poi la si paga ! prima o poi uno dei mille ponti lungo la Senna può diventare un trampolino per un tuffo verso la fine e verso la serenità Micol aveva quella cuffia che penzolava dall'orecchio destro quando la vidi in metrò ... Forse stava ascoltando musica che i suoi coetanei ascoltano abitualmente, mi piace invece pensare che stesse ascoltando un brano di C. Trenet che ricordassero a lei la passione dei genitori verso quel cantante... Pensando a quell'artista, poteva pensare alla madre, pensando alla madre, poteva ricordarsi le coccole che riceveva quando era bambina...
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parigi
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La donna che amo... Ti chiedo di aver cura di lei. L'hai veduta oggi? Hai ascoltato il tepore della sua stanza ancora chiusa al mattino? Silenziosa magnolia mescolata a sfuggente marsiglia... Metallico acciaio intessuto di lino? E l'hai scorta, alla sera, mentre, assorta, osserva le ortensie fiorite al di là delle finestre della grande sala? E dunque alla fine è come se l'avessi portata con me in fondo, ogni giorno. Mentre cammino, mi sovviene d'osservare il cielo, da lontano si odono le strida dei gabbiani, lo sciacquio del mare e tornando con lo sguardo avanti a me, è come se lei fosse lì, soltanto che io sono mezzo passo dietro a lei... Mezzo passo dietro a lei... Scavare un pertugio temporale, complice la cronologia abbastanza stringente della storia originale, un tassello differente, più o meno plausibile, nella visione conosciuta e limpida, rimasta tale anche quando la mente ed i gesti dei protagonisti si sono avventurati per meandri oscuri. Una storia altra e forse scomoda, nulla di rassicurante, perché una storia rassicurante non serve a molto, solo a girare attorno al "non voler sapere", al "non voler sperimentare". "Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure", diceva la lettera. Seguiva poi un bellissimo racconto di avventure immaginarie, di viaggi e di fantasia. Elsi leggendo quelle parole suggestive che la rimandavano a luoghi lontani, si sentì immediatamente consolata. Alla fine lo scrittore le regalò una nuova bambola, chiaramente diversa da quella perduta. Ma il suo aspetto diverso venne giustificato da un biglietto: "I miei viaggi mi hanno cambiata". Qualche anno dopo, la bambina trovò un biglietto proprio dentro la sua bambola che diceva: "Ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l'amore muterà in una forma diversa". Da "Kafka e la bambola viaggiatrice" di Jordi Sierra i Fabra

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