Assassino Della Città

Assassino Della Città

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WpMetadataReadComplete Sun, Feb 21, 2016
Una calda sera d'estate mi trovavo tranquilla sul divano a guardare un film,ad un tratto il film venne interrotto per un aggiornamento speciale del telegiornale,diceva che un assassino si aggirava e si intrufolava nelle case per uccidere le persone proprio nei pressi di casa mia mi trovavo sola i miei erano andati al cinema.All'improvviso sentii un rumore proveniente dalla cucina spaventata mi avvicinai e dalla porta sbirciai.Vidi un uomo che dal cassetto delle posate tirava fuori il coltello da carne .Stavo per urlare ma con sangue freddo salii le scale e mi rifugiai in un vecchio armadio sentivo i suoi passi il legno delle scale scricchiolare e l'omicida girava per casa dicendo : "so che sei qui esci fuori non farmi arrabbiare tanto ti trovo!!ahahahaha"Ero sempre più timorosa quando decisi di uscire e sul comodino trovai un coltellino svizzero molto appuntito silenziosamente mi avvicinai a lui finchè non mi trovavo alle sue spalle.Presi coltello e lo affondai nella sua schiena
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Quante volte si era creata una pericolosa vicinanza dei nostri volti, con i respiri uniti nello scorrere delle parole, delle risate, degli sguardi d'intesa. Quante volte, quando un attimo di silenzio fra le nostre frasi pareva divenire un'eternità avevo pensato: "ora la bacio". In quei momenti i nostri occhi si incontravano, entrambi pareva fossimo consci di ciò che stava per accadere, ineluttabile come il sole che lentamente si spegneva alle nostre spalle cedendo alle ombre soffuse del tramonto, creando un'atmosfera intima e complice all'interno dell'auto. Poi quell'attimo fuggiva e non accadeva nulla, si dissolveva come un pensiero sconveniente, di cui ci si pente nello stesso momento in cui sorge. Restava in bocca la sensazione sgradita d'una medicina dal sapore amaro, ingoiata conto voglia, sapendo di non poter fare in modo diverso. Nel salutarci, lei mi sfiorava la guancia con un bacio rapido e innocente, o la carezza lieve della mano, poi apriva la portiera e usciva per raggiungere la sua auto più avanti nella via. Restavo a guardare la sua figurina allontanarsi con l'ombra lunga della sera che anticipava i suoi passi. Le tempie mi pulsavano: "Ti amo Martina" mi dicevo in silenzio, con dentro un languore dolente e freddo. Rimasto solo, inspiravo a occhi chiusi la sua essenza che ancora albergava in macchina nella fragranza lasciata dal suo profumo.

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