The Prince || L.S

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Jun 12, 2016
"Non mi sono mai lamentato del mio lavoro, sono costretto a farlo, non lo faccio certo di mio gradimento però purtroppo, non tutti nascono nobili con milioni di sterline in tasca, ogni giorno" "Quindi, vuoi dire che siccome, io sono il figlio del Re, mi dai la colpa dei soldi che ho in tasca ?" "Certo che no, sto solo dicendo che parli di me, delle persone che lavoro per te, senza sapere i sacrifici che noi facciamo per voi. Quindi non giudicare io non lo faccio" "E se ti dicessi che mi sono innamorato di te ? Mi giudicheresti ? Hai detto che non giudichi, quindi non dovresti giudicare nemmeno me giusto ?"
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#30
edward
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Sanremo, febbraio. Per qualcuno era solo un festival. Per altri era l'occasione della vita. Sayf - Adam all'anagrafe - abbassò lo sguardo sul pass plastificato che gli batteva contro il petto. Il suo nome stampato in nero sembrava quasi appartenere a un altro. Italo-tunisino, emergente, sconosciuto al grande pubblico. Doppi dread lunghi fino alle spalle, quasi sempre raccolti in una coda. Un baffetto sottile che gli dava un'aria troppo giovane per il peso che sentiva addosso. Non era lì per fare presenza. Era lì per essere notato. Sara fissava il proprio riflesso nello specchio dell'hotel mentre cercava di domare una ciocca ribelle. Ventitré anni. Da un paesino della Campania a Roma, da una stanza condivisa all'appartamento in affitto pagato con turni impossibili e sogni troppo grandi per essere detti ad alta voce. Da un anno, lei e Riccardo erano stati affiancati alla conduzione radiofonica di RDS: il giusto mix di energia e fame, avevano detto. Il giusto mix per parlare a una generazione che voleva sentirsi rappresentata. Sanremo era la vetrina più importante. Dirette, interviste, artisti, ascolti. Nessun margine d'errore. Si passò le dita tra i capelli scuri, raccolti in una coda alta. Il telefono vibrò sul comodino. Luca: "Spacca tutto." Sorrise. Lui era stabilità da ormai 2 anni, normalità, equilibrio. Studente di ingegneria, fisico atletico, presenza rassicurante in un mondo che correva troppo veloce.

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