«Matteo, posso chiederti una cosa?»
«Dimmi.»
«Mi racconti com'è il mondo?»
«Cosa?» Chiedo, sgranando gli occhi.
«È da quando avevo quattro anni che vivo in questo ospedale. Gli unici ricordi che possiedo sono legati a questo luogo, il resto è tutto sbiadito.»
Mi intristisco.
«Sai, ho sempre desiderato essere una farfalla, le adoro.
Loro sono libere, volano leggiadre con quelle ali maestose di infiniti colori.
Le invidio. Si posano, senza affaticarsi, di fiore in fiore e in silenzio percorrono le strade del mondo.»
«Non hai bisogno che ti racconti com'è fatto, anche questo che ti circonda è mondo.» Dico, indicando l'ambiente circostante.
«Le cose migliori e più belle del mondo non possono essere viste e nemmeno toccate. Bisogna sentirle con il cuore.» Dico infine, facendola sorridere.
«Grazie.» E senza nessun preavviso, prendendomi alla sprovvista, mi abbraccia.