"Alessio decide che dev'essere parecchio andato per pensare roba del genere, soprattutto nel momento in cui formula il pensiero che Gennaro, oltre ad essere una diva mancata, logorroico, e leggermente selettivo in campo artistico, è anche bello.
Bello. È troppo magro, con i capelli sporchi e le occhiaie, ma gli piacciono i suoi occhi, le sue labbra e il pomo d'Adamo sporgente, gli piace il modo in cui gli si illuminano gli occhi, gli piace il fatto che sorrida un po' storto, gli piace come tiene in mano la sigaretta e gli piace il fatto che anche se sono ad una distanza davvero poco socialmente accettabile Gennaro non sembri affatto a disagio.
Gli piace proprio, Gennaro. Lo lascia parlare, si perde nella linea della sua clavicola lasciata scoperta da una maglietta troppo grande, e, oh. "
"Eravamo come quel filo rosso: troppo fragile per riuscire a farci un nodo, troppo ingarbugliato per slegarlo."
"[...] Non si staccarono gli occhi di dosso per tutta la durata di quella loro improvvisazione; le mani del minore pizzicavano le corde della chitarra, mentre il piede del maggiore batteva a tempo per terra.
Alessio non fu sorpreso di sentire la voce di quel biondino misterioso cantare una nuova strofa, quella a lui mancante, e pensò proprio che loro erano un po' come quel testo, così incompleti da soli, quanto così completi insieme."
Gennex