Coffee First.||Cameron Dallas.

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Aug 7, 2016
Lane era al quarto anno di un prestigioso college di Miami. Con le sue notti insonne passate a studiare ha avuto una nuova dipendenza, il caffè. E così, ogni mattina andava allo Starbucks, che si trova a due isolati dalla sua casa, con il suo libro di 'Joyland' di Stephen King, che teneva sempre stretto al petto e con la copertina mal ridotta, e il suo zainetto di colore azzurro sulle spalle. Cameron era ormai al penultimo anno di college quando fu espulso per una serie di comportamenti inadeguati in quella scuola. I suoi genitori avevano deciso di mandarlo in un'altra scuola, impedendogli di mantenere il contatto con i suoi amici, si spostarono al centro di Miami. Lo avevano iscritto alla scuola prestigiosa nonostante le sue continue lamentele. Lui non voleva frequentare quella scuola di 'ricchi snob', parole sue. Due vite completamente differenti, che per qualche secondo, minuto,si incrociano di continuo.
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Perché i mostri passano sempre per i cattivi della storia? Forse per la loro strana ossessione di uccidere chiunque trovassero sul loro cammino. Ma nessuno ha mai cercato di capirne il vero motivo, troppo spaventati dal loro terribile aspetto. Harry, con i suoi grandi occhi verdi contornati da pesanti occhiaie, la carnagione pallida e la statura più alta del normale, era considerato uno di quelli. In casa, a scuola, per strada. Chiunque nutriva paura di lui, lo sapeva benissimo. Ogni giorno nelle sue giornate, la stessa giostra. La monotonia aveva preso il sopravvento dei minuti, delle ore, dei secondi, e non poteva far nulla per cambiarla. Anzi, non voleva. Rinchiuso nel suo piccolo e sicuro guscio, nessuno avrebbe potuto portare una singola onda in quel mare così calmo. Harry affrontava tutto con una calma quasi spaventosa. Quando ogni giorno varcava i cancelli della scuola e udiva i mormorii dei compagni alle sue spalle, o tornava a casa beccandosi le inutili ramanzine dei suoi genitori che ogni giorno gli ricordavano quanto fosse cambiata la loro vita da quando Harry venne al mondo, peggiorandola. O ancora, quando ogni venerdì sera si recava in un piccolo pub sotto casa per preparare da bere a dei vecchi ubriaconi. Per lo meno questo gli permetteva di racimolare soldi a sufficienza da poter spendere per le sue cose. La sua cosa più preziosa, l'unica in grado di portare un po' di colore nel suo mondo bianco e nero. Lui stava bene in questo modo, ne era certo. C'era solo una sola regola che doveva rispettare: nessuno, ma proprio nessuno, doveva venirne a conoscenza. E non perché fosse spaventato delle conseguenze. Non voleva semplicemente condividerlo, se non con sé stesso. Quello sarebbe stato per sempre il suo momento. Se c'era una cosa che Harry odiava più della sua famiglia e dell'edificio in cui veniva richiuso tutti i giorni - e degli ubriaconi - era l'insistenza. E se l'insistenza si chiamava Louis Tomlinson, beh, allora il destino voleva che lo

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