Non chiudere gli occhi !

Non chiudere gli occhi !

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WpMetadataReadComplete Tue, Jul 4, 2023
Cinque giorni. Erano ormai cinque giorni che gli occhi di Greta si erano arrossati e gonfiati. Lacrimavano di continuo e lei non riusciva a non grattarseli, peggiorando la situazione. « Ma tu guarda... santo cielo che dolore ! Devo convincermi a farmi visitare...» Pensò e quella mattina, non andò a scuola. Accompagnata da sua madre, si diresse al pronto soccorso dell' ospedale della sua zona. L' attesa durò circa quaranta minuti e, quando finalmente fu il suo turno, i medici decisero che era il caso di effettuare un breve ricovero. Solo pochi giorni di osservazione, perché una congiuntivite così violenta era cosa rara e poteva portare ad epiloghi anche drammatici. La ragazza, era assolutamente contraria, ma non poteva opporsi agli ordini dei medici, d' altro canto, anche sua madre era d' accordo : si trattava di una cosa importante, per il suo bene. Il reparto dove si trattavano i problemi oculistici era al completo, l' ospedale era piccolo e non disponevano di tutti i posti che aveva a disposizione una grande struttura, molto più attrezzata. Le fu affidato un letto, nel reparto maternità : « Fiuuuu ! - fece Greta, tirando un sospiro di sollievo - almeno il reparto maternità è gradevole, con tutti quei neonati ! Pensa se mi fosse toccato quello delle malattie psichiatriche !» Entrò nella sua camera e, con sua sorpresa, vide che era molto scarna. C' era un piccolo tavolo con due sole sedie dall' aria scomodissima, tre letti vuoti e due armadi di metallo grigio, molto ampi. Si avvicinò al letto accanto alla finestra, almeno avrebbe potuto guardare fuori, pensò e fu allora che si accorse di un quarto letto, posto all' angolo opposto a quello da lei scelto, che era coperto da un separé bianco che occultava ciò che si trovava dall' altra parte. A terra, erano presenti delle ciabatte bianche, tipiche da ospedale, che furono subito notate dalla ragazza, che stupita, aprì l' armadietto di metallo per riporvi le sue cose. Tutto taceva.
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Il mal di testa con cui mi svegliai non aveva paragoni. L'ultimo ricordo che avevo della sera prima era il primario dell'ospedale e il suo abito nero, fuorimoda da un bel po' di anni, che concludeva il suo discorso dicendoci che il bar era aperto. Mi alzai da un letto che non era il mio con difficoltà, guardandomi intorno spaesata. "Buongiorno, collega' una voce tranquilla mi fece sobbalzare, mentre in mutande raccoglievo il mio vestito dal pavimento. Mi girai lentamente. "Buongiorno" dissi soltanto. Scrutai quello sconosciuto, che mi guardava divertito. Il ragazzo che mi stava di fronte era un moro niente male, barbetta curata, occhi chiari e, per quanto mostrava, un fisico abbastanza scolpito. "Michael" si presentò, tendendomi la mano.

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