"Inizio questa lettera con una nuova luce nell'anima …" Quando mi trovai il foglio stropicciato tra le mani, faticai inizialmente a riconoscerne la calligrafia. Alla seconda occhiata identificai le lettere svolazzanti e ben tornite che solo lei sapeva produrre. Qualcosa nel mio petto si lamentò e la mente iniziò a riavvolgere il filo dei ricordi formati da immagini appartenenti ormai a un'altra vita conclusasi con la sua esile figura che si allontanava piangendo verso la macchina. Fui risvegliato da quel sogno ad occhi aperti dalla voce di mio figlio che mi stava scuotendo il bordo del maglione. "Papà, cosa leggi?" Mi sentii inquisito, nonostante l'innocenza di quella domanda e mi affrettai a rinchiudere quel foglio dentro la busta da cui era uscito. Me lo infilai in tasca sperando di dimenticarmene e farlo finire nella lavatrice insieme ai jeans. Quella sensazione strana era tornata dopo così tanto tempo con la stessa forza e intensità della prima volta. Era un sabato pomeriggio e avevo vagato per i negozi del centro. Casualmente, lungo la strada del ritorno, avevo incontrato alcuni amici fermi a un bar e, con loro, c'era anche lei. Mi salutò in modo cortese e distaccato. Dentro me si accese qualcosa che non capivo. Sentivo un richiamo, una promessa di giornate di sole. Scambiai qualche parola con i miei amici, ma lei non intervenne mai nella conversazione. Guardava distratta altrove. Rincorsi il suo sguardo e fermai anche il mio su quel ragazzo con la faccia da angelo che nascondeva un animo notoriamente impunito, colpevole della sofferenza di molte fanciulle. Ultimamente si era sistemato con una biondina cicciottella che abbondava anche nelle finanze. Così almeno dicevano le malelingue. La biondina forse l'aveva lasciata a casa a dieta e lui sorrideva ammiccando a lei, perfetta nel suo completo sportivo e lontana con la mente mille miglia da dove eravamo. Tornai a casa scrollando le spalle, ma non riuscii a togliermi dalla testa quella strana sensazione.
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