Uno Spacciatore per amico

Uno Spacciatore per amico

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WpMetadataNoticeLast published Thu, Aug 3, 2017
A 13 anni non ero una ragazza come le altre, avevo questa passione per la malavita che mi spinse ad andare nel quartiere dove lo spaccio, gli omicidi, gli arresti sono cose all'ordine del giorno qui a Napoli, e questo mi ha un po' cambiato la vita. In quel quartiere così Brutto ci ho conosciuto il mio migliore amico, la persona migliore che avessi mai conosciuto. Alessandro, il prototipo di ragazzo perfetto per me. Capelli rasati, occhi verdi con lo sguardo di chi già ne aveva passate tante nonostante la giovane età, le labbra carnose, dai lineamenti fini. Non è come gli altri ragazzi di quelle zone, è diverso. Viene da una buona famiglia ma la sua passione per la malavita lo portò a frequentare brutte compagnie e spacciare. Inizialmente non sapevo perché il destino ci aveva fatto incontrare ma pian piano l'ho capito. Ora vi spiego tutto sin dall'inizio... -Spero vi piaccia Buona Lettura.❤️- ***La storia si basa su cose realmente accadute, a due Adolescenti.*** •DN❤️
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#7
criminalitá
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⚠️TW: linguaggio, usi e/od abusi di sostanze stupefacenti, s*sso ‼️ l'età dei personaggi pubblici citati non sempre corrisponde alla loro effettiva. (massimo pericolo, alessandro vanetti, 28 anni, nel racconto è descritto come diciassettenne per una scelta stilistica.) davide deglutì e spostò fugacemente gli occhi sulle mie labbra, poi ancora nelle mie pupille. "secondo te.." si stoppò di scatto. "si?" lo incitai. poi presi ad ammirare il suo volto, ancora bagnato. intravedevo nell'oscurità qualche goccia scivolargli sulle guance, come fossero lacrime, ma non lo erano. "è possibile spiegare agli altri come ci si sente?" ormai un po' la sua imprevedibilità me l'aspettavo. non cercavo più d'indovinare cos'avrebbe detto, perché non ci sarei riuscita. mi presi qualche attimo per cercare le parole giuste con cui rispondergli. "no, nessuno può sapere cosa senti davvero" giunsi ad una conclusione, anche se abbastanza affrettata. "perché?" il suo sguardo trafiggeva il mio. "perché potresti mentirmi, ad esempio." "e se non ti mentissi..lo capiresti, come mi sento?" "non lo so. come ti senti?" "intendi ora?" guardò il cielo sorridendo, come appagato e all'improvviso sazio. "in un modo strano. come non mi ci ero mai sentito, prima."

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