Come polvere nel vento

Come polvere nel vento

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WpMetadataNoticeZuletzt aktualisiert Mo., Juli 11, 2016
Mab ha sofferto tanto nella sua vita. Anni difficili, una famiglia disastrosa, un'infanzia mediocre che si è poi evoluta in un'adolescenza tormentata. Che colpa ha una ragazza se al liceo indossa qualche chilo di troppo, se preferisce vestirsi da maschiaccio e camminare a testa bassa? Fino a prima della scuola, quando ancora conosceva solo le malsane regole sociali imposte dalla sua famiglia, non pensava che la vita di un'adoelscente si potesse trasformare così facilmente in un incubo. E' come se fosse bastato uno schiocco di dita, un brevissimo istante di distrazione a travolgere la sua esistenza e ora che il liceo è finito Mab è fortemente determinata a dare al massimo al college, a laurearsi con il massimo dei voti e diventare un'affermata donna d'affari, peccato che l'inattesa conoscenza di una certa persona rischia di farle perdere di vista i suoi tanto agognati obbiettivi. Dicono che tra una camera di dormitorio e l'altra succeda di tutto, e Mab non sarà certo l'eccezione che conferma la regola.
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Lia camminava lungo il corridoio della scuola con il passo silenzioso e deciso di chi sa di non voler attirare l'attenzione, ma finisce comunque per farlo. I capelli arancioni, raccolti in uno chignon disordinato da cui sfuggivano due ciocche ribelli, incorniciavano il viso a diamante punteggiato da leggere lentiggini. I suoi occhi verdi, grandi e attenti, sembravano scrutare il mondo con una curiosità prudente, come se si aspettassero sempre di essere deluse eppure sperassero ancora. Indossava jeans a vita alta che le delineavano i fianchi morbidi, una camicia bianca infilata con cura e una giacca blu scuro con le maniche arrotolate fino ai gomiti. Tutto in lei parlava di compostezza e ordine, ma anche di una femminilità che non sapeva di possedere davvero. Non era la più appariscente, né la più magra o provocante, ma aveva una bellezza sincera, fatta di sguardi intensi e piccoli gesti: il modo in cui si passava il pollice sulle labbra quando era nervosa, o come si fermava a sistemarsi i capelli anche quando nessuno la guardava. Quella mattina, con il sole che filtrava dalle finestre alte e le voci che rimbombavano attorno, sembrava ancora più luminosa. Eppure, Lia si sentiva invisibile. Invisibile ai ragazzi che le chiedevano gli appunti, alle ragazze che la fissavano come se non appartenesse a quel mondo, e a se stessa... fino a quando uno sguardo, grigio e profondo come la tempesta, la colpì da lontano. Dylan. Ma questa è un'altra storia. O forse, è l'inizio di tutto.

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