Sensations

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Jul 31, 2016
In un vasto prato è normale vedere il vento muovere i fili d'erba. In riva al mare è normale sentire le onde infrangersi sulla sabbia. In una grande città è invece normale ascoltare il rumore di macchine impazienti che aspettano il verde del semaforo. In un parco è normale ascoltare le urla dei bambini. In un bar è normale vedere un gruppo di amici parlare. In fermata è normale vedere un ragazzo con le cuffie ad attendere un auto. È davvero tutto cosi normale? Beh effettivamente tutto ciò che è stato citato si ripresenta in varie circostanze e in varie situazioni. Eppure come si può descrivere esattamente la sensazione che ogni determinata azione provoca? Anche quella è normale? E una persona invece? Come si descrive. Dal nome? Dall'aspetto? Dai pensieri? Elizabeth Mc Hadley ha ventun'anni. Ha lunghi capelli neri, scuri tanto quanto i suoi occhi. Frequenta la facoltà di biologia, vive da sola, grazie a una borsa di studio per studenti fuori sede. Non bastano certo poche parole per capire chi è pero Elizabeth Mc Hadley. Proprio come le sensazioni, anche lei non sa descriversi. Probabilmente è il vento che ti rinfresca una mattina di estate. O anche la pioggia che ti colpisce quando pensi che niente potrebbe andare peggio. È il suono della chitarra di un artista di strada, e la 24h di una dottoressa super acclamata. È l'amore di un adolescente, e anche il dolore di una donna divorziata. È opposti. Qualcuno che cerca solo se stesso. Spaventato di andare oltre gli schemi.
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"Di cosa parla?" Parla di un soffitto che ride e delle scale che si arrampicano sulle nuvole. Parla di parole che evaporano e ritornano camminando all'indietro, di lampade che diventano specchi e ti guardano dentro con occhi di gatto. Parla di biblioteche abitate da insetti filosofi e di un telefono che non squilla mai ma sa tutti i tuoi segreti. Parla di predoni di luce che bussano alle porte dei sogni e di ponti sospesi tra silenzi che diventano il tuo respiro. Parla di un treno che sogna di essere una caramella e di orologi che si sciolgono sui pavimenti di vetro. Parla di sedie che discutono tra loro di geografia invisibile e di finestre che respirano piano come pesci. Parla di un vento che scrive lettere sulle gambe dei passanti e di ombre che si staccano dai muri per fumare. Parla di fiumi rossi che cadono verso il cielo e di scarpe che imparano a cantare prima dei piedi. Parla di tutto ciò che non può essere detto, ma che pulsa come luce negli interstizi del silenzio. Parla di un diario tenuto nello stomaco e di un Lupo che cucina. Parla del tuo doppio , quello che hai lasciato indietro nel deserto, ma che ora bussa con dolcezza alla tua porta dicendo: "O mi guardi o ti prendo il cuore". "il solito fumetto introspettivo?" È un fumetto che non vuole salvarti. Ti accompagna solo nel momento in cui ti accorgi che sei tu la soglia. E che per attraversarla... dovrai smettere di piacere a tutti. Una storia sull'inadeguatezza come forma d'arte, l'ironia come linguaggio segreto e la libertà come qualcosa che non si trova mai là fuori. Un diario che si legge col corpo. Un testo che non può essere chiuso perché il desiderio è sempre in eccesso, mai centrato. La scrittura è emorragia. Niente spiegazioni. Solo sintomi di un'altra gravità.

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