Una sera.

Una sera.

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WpMetadataReadConcluida mar, ago 2, 2016
E la sera è terribile, il buio della notte che pervade ogni secondo la tua stanza e i tuoi pensieri più nascosti. In questi momenti, pensi. Il mondo qui è pericoloso e si ha paura, a volte paura di vivere al meglio le tue giornate. Pensi tanto e sei da solo, o meglio, in compagnia di quelli che vengono chiamati "pensieri", quando poi non sono altro che sfoghi di una mente oppressa da tanto tempo e incapace di liberarsi per "timore". A volte, si scrive Altre, si parla con una persona di tua fiducia Ma Chi può capire? Che magari sono pensieri che non riesci nemmeno a spiegare o a far capire, o che magari sono le persone che complicano le cose facendoti pensare se sia tu qui quella "sbagliata", in questo mondo imperfetto e pure così bello. Bello sì, e anche tanto. Bello per quel che ha, anche se un po' distrutto dal tempo e da mani di uomini che non ammirano, che non pensano, un po' sciocchi e irrazionali. Ho cominciato a scrivere e non riesco a continuare eppure ho così tante da cose di cui parlare. Potrei parlare di me di voi del mondo il mio o il vostro fa lo stesso no? Siamo tutti uguali qui, no? Così dice, la legge. Ricominciamo da capo.
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Questo libro è una sorta di autobiografia, ma non nel senso classico. Non parlo direttamente degli eventi della mia vita, ma delle emozioni che ho provato nel viverli. È un viaggio attraverso i pensieri più bui, le sensazioni più pesanti, i momenti in cui tutto sembrava crollare senza motivo apparente. Parlo di disturbi reali, di dolore reale, ma anche di confusione. Non so se tutto ciò che ho vissuto abbia un nome clinico. Non ho diagnosi scritte su carta, ma ho sintomi che si sentono sulla pelle, nella testa, nello stomaco. Questo libro è per chi si è sentito sbagliato, rotto, fuori posto. Per chi mangia troppo o non mangia affatto. Per chi si guarda allo specchio e si odia. Per chi si è fatto male con le sue stesse mani, o con i suoi stessi pensieri. Per chi passa da una dipendenza all'altra. Per chi non sa bene cosa ha, ma sa che qualcosa non va. Scrivo per non impazzire. Scrivo perché magari, tra tutte queste parole, qualcuno si ritrova. E si sente un po' meno solo. E forse anche io.

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