Sopravvisuta

Sopravvisuta

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Una notte d inverno uscii con gli amici, entrammo in un locale un posto molto strano ma non lo attenzionammo molto.Dietro il bancone c era un tizio alquanto inquietante:calvo,barba lunga,occhi cupi e tutto tatuato..due dei miei amici si allontanarono,Jack e Tom mentre io e Dalila rimanemmo seduti,l uomo dietro il bancone si avvicina e comincia a raccontarci un esperienza vissuta da ragazzo: e racconta di una sera passata tra amici in un locale che si trasforma in una rissa non finita bene infatti l uomo sopravvisuto fu uno solo.Non aggiunse altro e se ne andò io e la mia amica rimanemmo turbate ma non facemmo caso all uomo,ritornando Jack e Tom decidemmo di andare ma recati all uscita ci aspettò una bella sorpresa. Ci trovammo davanti degli uomini con delle pistole puntate su di noi... scoppio una rissa e l unica sopravvisuta fu io. Voltandomi vidi l uomo che mi raccontò la sua esperienza mi fece l occhiolino e scomparve,capii che non era sopravvisuto ma vittima della rissa.
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Quante volte si era creata una pericolosa vicinanza dei nostri volti, con i respiri uniti nello scorrere delle parole, delle risate, degli sguardi d'intesa. Quante volte, quando un attimo di silenzio fra le nostre frasi pareva divenire un'eternità avevo pensato: "ora la bacio". In quei momenti i nostri occhi si incontravano, entrambi pareva fossimo consci di ciò che stava per accadere, ineluttabile come il sole che lentamente si spegneva alle nostre spalle cedendo alle ombre soffuse del tramonto, creando un'atmosfera intima e complice all'interno dell'auto. Poi quell'attimo fuggiva e non accadeva nulla, si dissolveva come un pensiero sconveniente, di cui ci si pente nello stesso momento in cui sorge. Restava in bocca la sensazione sgradita d'una medicina dal sapore amaro, ingoiata conto voglia, sapendo di non poter fare in modo diverso. Nel salutarci, lei mi sfiorava la guancia con un bacio rapido e innocente, o la carezza lieve della mano, poi apriva la portiera e usciva per raggiungere la sua auto più avanti nella via. Restavo a guardare la sua figurina allontanarsi con l'ombra lunga della sera che anticipava i suoi passi. Le tempie mi pulsavano: "Ti amo Martina" mi dicevo in silenzio, con dentro un languore dolente e freddo. Rimasto solo, inspiravo a occhi chiusi la sua essenza che ancora albergava in macchina nella fragranza lasciata dal suo profumo.

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