Come lacrime nella pioggia

Come lacrime nella pioggia

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WpMetadataNoticePublikasi terakhir Sel, Agt 9, 2016
Quanto desiderava che quelle parole, quelle stesse che avevano decretato in modo struggente la sua fine, fossero frutto della sua immaginazione. Invece, purtroppo, era il contrario. Ed in quel momento, l'assenza di logica e autocontrollo l'avevano costretta a scappare, perché senza di lui, lei non sarebbe riuscita a vivere anche solamente per un istante. E lì, su quella stradina, tra le lacrime disperate di chi non sa più qual'è il senso per cui è ancora vivo, si chiedeva in modo ripetitivo con fare quasi agonizzante come avrebbe potuto mantenere la promessa fatta al suo caro padre di essere forte per lui e per la mamma. Ah suo padre! Quasi lo invocava, ammirando con tristezza il cielo grigio: quanto voleva che fosse ancora lì con lei ad aiutarla a crescere, a vivere... Adele aveva 14 anni e da quel momento, senza suo papà, la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Almeno, però, su quella monotona panchina qualcuno l'aveva aiutata: Gianluca, il ragazzo misterioso entrato nella sua vita al momento giusto; il ragazzo solo; il ragazzo dai capelli castani e gli occhi saggi... E da quel momento la sua vita sarebbe davvero cambiata.
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Non so esattamente quando ho capito che dovevo andarmene. Forse non c'è stato un momento preciso, ma una serie di piccole cose che, sommate, mi hanno portata a questa decisione. Come la voce di mia madre sempre troppo alta, sempre troppo fredda. O come i silenzi di mio padre, pur di non dimostrare il suo dolore. O come quella sensazione costante di stare in un posto che ormai non mi appartiene più. Io e mia sorella maggiore, Ginevra, ce lo siamo sempre dette. Un giorno andremo via. Lo dicevamo sottovoce, nei sedili posteriori dell'auto, nel giardino di casa, nelle sale d'attesa di un qualsiasi studio. E poi è successo. Ce ne siamo andate davvero. Abbiamo scelto Empoli. Non per un motivo preciso, ma forse perché era abbastanza vicino a Firenze da farci sognare. Eppure, anche quando scappi, certe cose te le porti sempre dentro. I ricordi, i rancori, le voci che hai imparato ad odiare, sebbene ti abbiano accompagnato durante tutta l'infanzia. Poi ho conosciuto lui. Il primo giorno non sapevo nemmeno come si chiamasse, sapevo solo che era maleducato, arrogante, e con quegli occhi quasi neri che sembravano sempre prenderti in giro. Il classico tipo da evitare. Quello che ti rovina l'umore. Quello che odi al primo sguardo, indipendentemente. E invece certe storie iniziano proprio così. Con un cuore che, anche se non vuole ammetterlo, inizia a battere in modo forte.

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