Dark Shadows (Sospesa)

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WpMetadataNoticeLast published Wed, Aug 2, 2017
Un rumore ruppe il silenzio di quel posto, quel silenzio così stupendo e allo stesso tempo inquietante. Mi voltai per vedere chi o cosa aveva provocato quel rumore. "C-Chi c'è?" chiesi con voce tremante mentre scrutavo il buio del fitto bosco. In mezzo a quel gioco di ombre scure e chiare riuscivo a vedere una sagoma che si muoveva molto velocemente tra l'oscuritá. "Chi c'è?" Ripetei, questa volta più decisa. Il panico cominciò ad impossesarsi di me. Una figura alta e robusta cominciò ad avanzare verso di me con passo lento e calmo, uscendo dall'oscuritá del bosco. Un ragazzo. Aveva il cappuccio della felpa nera calato sulla testa, quindi non sono riuscita a vedere molto. I suoi capelli neri si confondevano con il buio della notte... ma... i suoi occhi... si quelli li ricordo... irradiati perfettamente dalla luce lunare, mi intrappolarono in uno sguardo freddo... privo di emozioni. Le sue labbra erano leggermente inclinate all'insù, formando un ghigno. Poi scomparve nell'oscuritá. Dovevo andarmene alla svelta da quel posto.
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questa storia è il seguito di "Aracnide e acrilico", si consiglia di leggerla per prima, per capire meglio la situazione :) *** Una risata divertita riempì l'aria all'improvviso, seguita da un'altra più profonda ma allo stesso tempo più bassa, come fosse attutita da qualcosa. Le treccine che quasi le riempivano la testa andavano dal celeste - che in realtà era tanto chiaro da sembrare bianco - al blu notte che era tanto scuro da apparire quasi nero. Quasi nero, come i suoi occhi; con quelle ciglia lunghissime che quando le abbassava quasi sfioravano gli zigomi e la riga di eyeliner sbavato dalla notte precedente che le rendeva lo sguardo già scuro ancora più magnetico, sensuale, profondo; con quelle iridi, ora nascoste dalle palpebre, in cui sembrava di vederci il mare anche se erano colorate coi pigmenti della terra e delle cortecce degli alberi. Aveva gli occhi chiusi e rideva come riusciva a fare solo in quei momenti, solo con lui, Anna. Teneva le palpebre abbassate per evitare di guardare nei suoi occhi e sciogliersi completamente - anche se sapeva che sarebbe successo ugualmente, senza bisogno di vedere i suoi occhi castani con quelle dannate pagliuzze dorate, senza bisogno di ammirare il velo di barba che gli ricopriva le guance, senza alcun bisogno di osservare le sue labbra con gli occhi che le brillavano come illuminati da una stella che però in quel momento non c'era. Bastava immaginare, in realtà, e si sarebbe sciolta su se stessa come se niente fosse. Sentiva le ciglia di Luca - lunghe quasi quanto le proprie - sfiorarle delicatamente la guance, mentre invece quelle labbra che tanto non cessava di immaginare rimanevano a distanza, senza toccarla ma lasciando la propria scia col respiro che sapeva di fumo di sigarette e di RedBull. «Ce l'hai ancora con me, principessa?». «Ce l'ho sempre con te, amore». *** 11150 parole.

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