Seinlef, re per destino

Seinlef, re per destino

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Nov 13, 2016
Qanulsui[Buongiorno], io sono Seinlef, Re di Castèra, e vi racconterò la mia storia. Sono nato in una povera fattoria ai confini del Regno di Rodamessal, mia madre, morta prematuramente, mi lasciò in balia della desperazione di mio padre. Ma il mio destino non era quello di impazzire trascinato dalla follia di mio padre. Il Fato, guidato da Stragh, il mio dio, ebbe altri progetti per me. Sarei diventato un re. Figlio di mio padre e di mia madre, ma benedetto da Stragh. Sono un Elfo Dorato, "per la chioma e gli occhi color dell'oro così chiamato", per citare uno dei passi più celebri dei poemi del mio Maestro, Handùr, che scrisse una raccolta di poemi per inneggiare la gloria dei Sovrani Dorati. Ma grandi sorprese guideranno il mio cammino. Il compito degli elfi è quello di interpretare il volere del Fato, e non sempre è così semplice. Scritto da Francesco Raja, con il prezioso aiuto di Alessandro Ghidelli.
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I maghi presenti nella stanza si agitavano, continuando a strusciare sederi e gomiti sulle sedie in avorio mentre fissavano la porta chiusa. Clarion rimaneva in disparte, mimetizzato tra le ombre vicino al muro. Approfittò della pausa per rimboccarsi le maniche della divisa rossa e blu che indossava. Stava sudando: le finestre chiuse rendevano l'aria afosa e stantia e il profumo dell'incenso lo nauseava, ma probabilmente aveva un odore migliore rispetto alla puzza che copriva. Quei maghi stavano chiusi lì dentro da ore; avevano mangiato, bevuto e litigato a lungo. Un vecchio stregone lo fissò e sollevò il calice. Clarion prese una caraffa e accorse per riempirlo, poi chinò la testa. «La Trama Arcana sta passando un brutto periodo, ragazzo» le dita del vecchio stregone affondarono nel braccio di Clarion «ma non dovresti servire al Consiglio dei Saggi senza un abito della tua taglia.» «Mi spiace. Provvederò quanto prima.» Si guardarono per alcuni istanti. Lo stregone strizzò le palpebre, quindi ruttò: l'alito sapeva di vino acido. Clarion trattenne il disgusto, fissando il vecchio che borbottava irritato. La porta si aprì. Sguardi imbarazzati e silenzio accolsero l'uomo che entrò nella stanza: si poteva perfino sentire il fruscio della tunica del nuovo venuto.

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