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WpMetadataNoticeLast published Wed, Jan 25, 2017
Le mie dita scorrono veloci sul pianoforte accarezzando ogni tasto. La mia mente è vuota, la melodia risuona nella mia mente portandomi a pensare a tutto eppure a niente, è forte come un tamburo eppure flebile come un leggero venticello d'estate. Eppure i pensieri cattivi arrivano: pianti,amarezza,solitudine si fanno spazio nella mia mente. Il ritmo della canzone si fa più veloce, troppo veloce,come se la mia vita mi scorresse tra le mani, come se scorresse tra le note di quel pianoforte. Di colpo, una nota stonata risuona nella stanza. Mi fermo, non ce la faccio a continuare. Fisso per pochi attimi, che, però sembrano infinito, il pianoforte nero che contrasta con le pareti bianche della stanza. Mi alzo dallo sgabello del medesimo colore, raccolgo il mio zaino e con una velocità inaudita esco dalla stanza chiudendo la porta. Come se chiudendola potessi imprigionare tutto e scappare. Lascio cadere lo zaino per terra, e mi appoggio con la schiena sulla porta scivolando silenziosamente sul pavimento freddo di quella scuola.
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*Dalla storia* La melodia continua lenta e io non posso non chiedermi se per caso non sia già nel mio letto e questo sia tutto frutto della mia mente. Così, un po' per comprendere se sono per davvero nel mondo dei sogni, un po' per il bisogno di godermi il contatto che le nostre anime sembrano aver istaurato, chiudo gli occhi e quando qualche secondo dopo li riapro lui è ancora lì, con le mani sui miei fianchi e i suoi occhi su di me. La mia mente non è ancora sicura al cento per cento di non stare sognando, per questo una minuscola parte di me ancora lucida, comprendendo che ben presto non avrei risposto delle mie azioni, fa muovere una mia gamba all'indietro, lasciando che le mani del ragazzo scivolino via dal mio corpo. La bolla creata attorno a noi non scompare però, questo perché non riesco a smettere comunque di osservarlo e quando lui fa lo stesso capisco che non è ancora finita. Gli basta un piccolo passo per trovarci di nuovo così vicini da riuscire a sentire il rumore dei suoi respiri. Questa volta però non poggia le mani sui miei fianchi, in modo troppo lento avvicina il viso al mio e quando credo che i nostri nasi si scontreranno e le sue labbra finiranno sulle mie, sento invece un brivido attraversare tutto il mio corpo quando queste sfiorano il mio orecchio e le gambe cedere quando la sua calda e rauca voce, come una delle più belle canzoni, mi dice "Non allontanarti da me, Elisabeth." {Il tempo invecchia e fa maturare, il tempo cambia. I quattro anni lontani da casa per Elisabeth sono stati i più belli da lei trascorsi, ma sa di non poter stare per sempre lontana da casa e quando vi farà ritorno tutto sarà diverso.}

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