Mr. White

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WpMetadataReadMatureComplete Thu, Nov 6, 2014
<<cosa dovrei fare? morire di freddo?>> gli chiesi arrabbiata, i suoi occhi verdi mi guardarono con malizia. <<se la mia schiava non vuole morire di freddo dovrà mettersi sotto le coperte del suo padrone>> anche se l'odiavo con tutta me stessa il mio corpo non poteva di certo essere d'accordo con la mia mente, ad ogni sua parola accattivante rispondeva <<mi scusi?>> dissi perplessa, picchiettò il suo letto di rimando e poi mi guardò << l'unico posto in cui potrai trovare calore è il mio letto>> affermò, lo fulminai con lo sguardo furiosa << bene allora se il mio signore vuole scusarmi>> gli dissi per poi dirigermi nella mia stanza << dove vai?>> mi chiese con voce divertita, per lui tutto questo era un gioco un fottutissimo gioco, << nella mia stanza, preferisco morire di freddo che passare un altro secondo con lei>> risposi con voce tagliente dandogli di spalle << mio signore>> feci un mezzo inchino per provocarlo una volta che mi girai dalla sua parte, si leccò il labbro superiore <<è un peccato Turner>> si distese nel suo letto << buona notte!>> urlò per farsi sentire da me.
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Un romanzo intenso e viscerale sulle relazioni tossiche, la malattia e tutto ciò che resta quando le parole finiscono. Tiro un pugno alla parete, la mia mano sanguina, però tutto ciò che riesco a pensare è che preferisco ferire me che lei, anche solo con le parole. Sento il suo sguardo preoccupato su di me prima delle sue parole. «Dev...» Non mi volto perché so che vedendo la rabbia nei miei occhi si spaventerebbe e farebbe un passo indietro e non sopporterei vederla allontanarsi ancora di più da me. «Tranquilla,» mormoro appoggiando la fronte al muro. «Pensa positivamente.» Vorrei evitarla, ma l'ironia mi sfugge dalle labbra. «Ho una mano dolorante quindi non potrò dare al tuo fidanzatino tutte le botte che si merita.». Scivola giù dal letto silenziosamente, avvicinandosi a me. «Dev...» sussurra. Non mi tocca e lo apprezzo, sa che ogni volta che la sua pelle viene a contatto con la mia non riesco a far altro che pensare a lei. «Smettila.» Non mi implora, non si mette a piagnuccolare o a fare l'isterica, anche se avrebbe tutte le ragioni di questo mondo. Continuo a fissare il muro, ma mi basta abbassare le palpebre per immaginare il suo viso impassibile, come sempre, con i suoi grandi occhi marroni che sprigionano tutta la sincerità di quella parola. «Ti prego.» Non aveva mai pregato nessuno, tanto meno un ragazzo. «Non affrontarlo Dev, per favore.» «Lo sai che non lo farei comunque,» ribatto con amarezza. Mi lascio scivolare, schiena contro il muro, fino al pavimento. «Vorrei farlo, e tanto, vorrei colpirlo fino a farlo diventare irriconoscibile però so il prezzo che dovrei pagare. E non posso sopportarlo.» Si siede davanti a me, poggiando le punte delle sue paperine bianche sulle mie scarpe. Sento il suo calore. «Grazie,» bisbiglia con un sorriso afflitto. «So di essere io il prezzo da pagare.» Scuoto la testa piano, la voce appena un sussurro. «Tu non sei il prezzo, Ise. Sei tutto il cazzo di bottino.»

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