La Madre Dell'Olimpo

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Apr 9, 2017
¡La continuazione de "La Figlia Degli Inferi"¡ Non tutto quello in cui credi è giusto. Ecco una frase che Glaphyra conosce bene e che non riesce a togliersi dalla testa. Probabilmente perché se ne fosse stata a conoscenza prima, niente di tutto ciò sarebbe successo. Lei non si sarebbe trovata a capo degli dèi, lei non avrebbe rischiato di perdere tutti i suoi amici, lei, figlia di Ade, non avrebbe lasciato che suo padre, l'uomo più importante della sua vita, morisse. Invece tutto era andato storto, fin dall'inizio. Sua madre l'aveva abbandonata e forse era stato quello il fattore scatenante. Glaphyra non aveva altre spiegazioni, o forse non voleva trovarle. Non è mai semplice sopportare la perdita di qualcuno che ci ama e che a nostra volta amiamo. Si cerca di trovare un motivo, un inutile, minuscolo, futile motivo che faccia pensare che forse la colpa non è solo nostra, perché sì, noi ci crediamo responsabili. Una parola di troppo, un gesto avventato o anche solo un consiglio sbagliato ci fa sentire in colpa. Così si sente la figlia di Ade. Non riesce a credere che lui l'abbia lasciata così facilmente come aveva fatto sua madre. Quella donna che mai lei aveva conosciuto o solo sentito nominare. Quella donna che non si era mai fatta viva, anche solo per dirle un semplice SCUSA o TI VOGLIO BENE. Quella donna che non si era presentata durante la cerimonia di addio di suo padre. Quella donna spregevole e senza cuore che si era allontanata il più lontano possibile da Glaphyra. No, lei non se ne sarebbe stata con le mani incrociate, seduta su quello stupido torno ad aspettare che sua madre, chiunque essa fosse, si facesse viva. Era già passato troppo tempo e quando il tempo passa, niente e nessuno lo possono far tornare indietro.
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🌟 SEQUEL DI RUINWEN: LADY OF FIRE 🌟 [...] «Un Nano... e una mortale» mormorò infine, più a se stesso che agli altri, le labbra che accennavano a un sorriso impercettibile. Poi, rivolgendosi di nuovo a Legolas, aggiunse con una nota di ironia «Il tuo gruppo è... insolito, figlio mio.» Gimli, incapace di trattenersi, intervenne con tono burbero «E noi siamo felici di essere qui, re Thranduil. La tua calorosa accoglienza scalda il cuore.» La battuta, carica di sarcasmo, rimbalzò contro le pareti silenziose della sala. Thranduil alzò un sopracciglio, ma non si scompose: dopotutto, aveva già avuto a che fare con la compagnia di Thorin Scudodiquercia, e conosceva i modi dei nani. Inoltre una questione ben più grave di un Nano impertinente gli rodeva dentro come un tarlo. Legolas, dal canto suo, non riuscì a trattenere una risata soffocata, che cercò invano di mascherare con un leggero tossicchiare. Appena si fu ripreso, disse «Padre, è passato un anno da quando sono partito. Ci sono molte cose di cui dobbiamo parlare.» Thranduil annuì impercettibilmente, ma il suo sguardo rimaneva fisso su Hilde, e un'ombra di preoccupazione velava il suo volto. «Sì, figlio mio. Inoltre desidero conoscere meglio coloro che porti con te.» Fece un cenno ai servitori. «Preparate le stanze per gli ospiti.» Ma Legolas fece un passo avanti, interrompendo in maniera decisa quel comando. «Non sarà necessario, padre. Hilde è mia moglie. Condividerà la mia stanza.» Un fremito percorse la sala. Thranduil alzò un sopracciglio, sorpreso. Per un attimo la maschera di indifferenza cedette, lasciando il posto ad una genuina incredulità «Moglie?» ripeté lentamente, stentando a credere a quella parola. «Una mortale?» Legolas,perfettamente padrone della situazione, rispose senza esitare: «Sì, padre. È mia moglie, e non sarò separato da lei.» [...]

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