Ricordati di vivere

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Aug 27, 2017
Shadow: "Non lo capisci che mi sento intrappolato in una solitudine fredda e cupa, impenetrabile dalla luce!!" Ero fuori di me, non capivo perché stessi piangendo. Il mio viso era rigato da lacrime, l'unico rumore che si sentiva proveniva dai miei singhiozzi soffocati. Diedi un pugno al muro sulla mia destra, per poco non ne diedi un altro quando sentii una stretta al petto: erano le sue braccia che mi stringevano. Tutto ciò era strano, sentivo uno strano calore provenire da lui per poi diffondersi in me. Mi calmai quel tanto da prenderli le mani, girarmi per poi guardarlo e perdermi in quel mare di smeraldo che mi provocó un mezzo sorriso. Mi mise una mano sulla guancia: l'accarezzò con un gesto quasi impercettibile. Chiusi gli occhi per poi stringerlo a me, non l'avrei lasciato andare, non potevo... Sonic: "Ricordati che io ci sono e non per compassione ma per amore verso un riccio che mi ha rapito il cuore senza che se ne sia accorto. Mi hai reso vivo facendomi capire cosa significhi realmente essere felici. Non pensare a tutto questo come un addio ma come un arrivederci. Durante la mia assenza non provare ad annientarti altrimenti ritorno giù, prendo il tuo cadavere e lo faccio fuori con le mie stesse mani.." Disse quest'ultima frase con un sorriso forzato. Lo fissai intensamente, non volevo dimenticarmi di quello sguardo, era così Intenso, così... Non feci in tempo ad elaborare il pensiero che cominciò a baciarmi. Non era il solito bacio passionale ma rappresentava un Bisogno per entrambi, soprattutto per lui che...che... Ah non ce la facevo, non riuscivo nemmeno pensare a ciò che sarebbe potuto accadere di lì a poco ed io non potevo fare niente per impedirlo.. Io.. Io... Non potevo salvarlo..
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Un romanzo intenso e viscerale sulle relazioni tossiche, la malattia e tutto ciò che resta quando le parole finiscono. Tiro un pugno alla parete, la mia mano sanguina, però tutto ciò che riesco a pensare è che preferisco ferire me che lei, anche solo con le parole. Sento il suo sguardo preoccupato su di me prima delle sue parole. «Dev...» Non mi volto perché so che vedendo la rabbia nei miei occhi si spaventerebbe e farebbe un passo indietro e non sopporterei vederla allontanarsi ancora di più da me. «Tranquilla,» mormoro appoggiando la fronte al muro. «Pensa positivamente.» Vorrei evitarla, ma l'ironia mi sfugge dalle labbra. «Ho una mano dolorante quindi non potrò dare al tuo fidanzatino tutte le botte che si merita.». Scivola giù dal letto silenziosamente, avvicinandosi a me. «Dev...» sussurra. Non mi tocca e lo apprezzo, sa che ogni volta che la sua pelle viene a contatto con la mia non riesco a far altro che pensare a lei. «Smettila.» Non mi implora, non si mette a piagnuccolare o a fare l'isterica, anche se avrebbe tutte le ragioni di questo mondo. Continuo a fissare il muro, ma mi basta abbassare le palpebre per immaginare il suo viso impassibile, come sempre, con i suoi grandi occhi marroni che sprigionano tutta la sincerità di quella parola. «Ti prego.» Non aveva mai pregato nessuno, tanto meno un ragazzo. «Non affrontarlo Dev, per favore.» «Lo sai che non lo farei comunque,» ribatto con amarezza. Mi lascio scivolare, schiena contro il muro, fino al pavimento. «Vorrei farlo, e tanto, vorrei colpirlo fino a farlo diventare irriconoscibile però so il prezzo che dovrei pagare. E non posso sopportarlo.» Si siede davanti a me, poggiando le punte delle sue paperine bianche sulle mie scarpe. Sento il suo calore. «Grazie,» bisbiglia con un sorriso afflitto. «So di essere io il prezzo da pagare.» Scuoto la testa piano, la voce appena un sussurro. «Tu non sei il prezzo, Ise. Sei tutto il cazzo di bottino.»

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