MirkoCoppola
Tra queste pagine non troverete solo un racconto, ma il tentativo di dare un nome a quella forza invisibile che ci spinge verso un'altra persona, anche quando ogni logica ci direbbe di fuggire. Con Tutte le strade che portano ad Alice, ho voluto esplorare le diverse facce di quello che chiamiamo comunemente amore, ma che spesso è un labirinto molto più complesso.
Volevo raccontare il colpo di fulmine: quel momento esatto, l'istante in cui uno sguardo trasforma un perfetto sconosciuto nell'unico porto in cui desideri approdare, anche se il mare attorno promette tempesta.
Volevo raccontare la passione: non quella patinata dei film, ma quella cruda, affamata, che ti fa sentire "un animale rapito dalla voglia di carne" e che, allo stesso tempo, ti spinge a voler proteggere l'anima dell'altro prima ancora del suo corpo. Ma soprattutto, volevo raccontare il sacrificio. Perché l'amore vero non è mai gratis. Si paga in notti insonni, in chilometri percorsi nel buio, in silenzi pesanti e, a volte, in cicatrici e lacrime brucianti.
Raccontare per me di Alice e Riccardo significa raccontare di quanto si è disposti a perdere per non perdere l'altro; significa capire che, a volte, l'unico modo per salvarsi è accettare di restare in balia di un mare in burrasca, purché insieme.
La scelta di adottare lo stile "copione" per i dialoghi risponde ad una precisa necessità narrativa: eliminare i filtri tra l'azione e chi legge. L'obiettivo è permettere di scivolare direttamente nei panni di Riccardo e Alice, vivendo ogni momento dal loro interno senza i filtri del narrato tradizionale. Così il lettore non si limita a osservare i protagonisti, ma si immedesima in loro, percependo l'immediatezza di ogni battuta e la tensione di ogni confronto come se le parole dei dialoghi fossero recitate proprio dal lettore.