15. Questa storia deve finire (parte 1)

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Garrett si sdraiò accanto a lei, i fianchi vicini e lo sguardo perso al cielo stellato visibile tra le fronde. Aveva ancora il fiato corto, la mente impallonata dopo essersi abbandonato a quell'esperienza fuori dal comune. Non poteva essere stato solo mero piacere, come spiegare altrimenti le scariche di energia che aveva percepito trapassargli il corpo e ogni senso?

Ora che tutto era finito, ora che il freddo della notte era tornato a pizzicargli il corpo a tratti scoperto, il motivo del suo ritorno nella foresta riprese a tormentargli l'anima. Non aveva potuto resistere, però, quando si era trovato faccia a faccia con lei; impossibilitato a trovare una qualsiasi soluzione sensata, chiederle di fuggire assieme gli era sembrata l'unica soluzione possibile.

Le sue labbra, i suoi occhi innaturali, la sua nudità, poi... non aveva potuto evitare di baciarla. Ancora adesso non comprendeva perché lo avesse fatto, forse il senso di colpa per la sua inutilità gli aveva ottenebrato i pensieri.

Lei gli strinse una mano e girò la testa a guardarlo, il viso dolce di una giovane felice.

Garrett deglutì e le emozioni che l'avevano travolto mutarono col piombare irruento e crudele della realtà. Lui l'aveva baciata, sì, ma era stata lei a volere di più, a pretendere con foga quell'unione che non aveva fatto altro che accrescere la consapevolezza che da lì a due giorni tutto sarebbe andato perduto, bruciato nel fuoco dell'odio e dell'incomprensione.

Concedendosi un lungo respiro, Garrett si mise seduto e si sistemò i pantaloni; Cinque era ancora sdraiata sul mantello, quindi desistette dal prenderlo anche se la temperatura era bassa. Lui avrebbe dovuto dire qualcosa, spezzare quel silenzio e invitarla di nuovo alla fuga, però sentiva che un rifiuto sarebbe stato troppo da sopportare, specialmente dopo ciò che era appena successo.

Così restò zitto e la osservò mentre si metteva a sedere, ancora accanto a lui e senza alcuna apparente voglia di allontanarsi. La ninfa sorrideva e lo fissava, disarmandolo e rubandogli il fiato, e fu lei a rompere la quiete dei suoni della notte dopo aver poggiato un palmo sulla terra erbosa e l'altro sul suo viso, donandogli un calore surreale.

«Ora so che non esiste solo la connessione con la natura. Se tu esisti, se siamo riusciti a unire le nostre energie in questo modo... il mondo è più complesso di ciò che credevo e ora so di non sapere niente.»

Garrett le afferrò la mano che lo stava carezzando e mise da parte la paura in favore dell'urgenza.

«Scappa con me, Cinque. Andiamocene da qui, troviamo un posto tranquillo lontano dalla morte.»

Lei distolse lo sguardo qualche secondo per concentrarsi sul terreno, le dita scavarono nella terra e il mezz'elfo percepì una singolare energia attraverso il contatto fino a che Cinque non avvicinò di nuovo il viso al suo, annusando con avidità. Lei chiuse gli occhi e smise di sorridere, prima di scuotere la testa.

«Non posso. Sarebbe bello allontanarsi dal male, lasciarselo alle spalle, ma come potrei abbandonare le mie sorelle?»

Garrett aveva supposto che quella sarebbe stata la prima obiezione e si era preparato.

«Puoi andare a chiamare Tre e tutte quelle che non desiderano lo scontro. Lasceremo questo posto a chi vuole il sangue e non ci guarderemo più indietro.»

La ninfa inclinò il capo e gli lasciò la mano, alzandosi per andare poi a sedersi sulla carcassa del pino caduto, accanto alla luce della pozione che ancora viveva tra loro. Si abbracciò i bicipiti con gli occhi impegnati a vagare in più direzioni, poi sospirò.

«Ti ho chiesto troppo. Non conoscevo e non conosco ancora come funziona da voi, ma ora ho capito che una persona sola non avrebbe mai potuto cambiare la percezione che tutti gli uomini hanno di noi, non dopo quello che abbiamo fatto alla tua gente.»

Davvero lei lo stava giustificando? Davvero voleva levargli di dosso quell'oppressivo senso d'impotenza? Era un intento nobile, ma non ci sarebbe riuscita. Anche Garrett si alzò, si rimise il mantello e recuperò la borsa, andandole poi davanti.

«Quindi hai un'altra soluzione? Se ora io torno in città, dopodomani mi obbligheranno a marciare con loro. Dovrò stare in testa al gruppo e non potrò fare nulla per impedire la battaglia.»

Cinque restò quieta e alzò le gambe per incrociarle, mettendosi più comoda su quel tronco caduto, il viso serio di chi sta riflettendo su qualcosa di fondamentale. Dopo essersi umettata le labbra, spostò l'attenzione su di lui e annuì.

«Io ti ho chiesto troppo, ma non ho fatto niente per cercare di sistemare la situazione. Come tu hai parlato con Comandante, io parlerò con Madre. Le farò capire che non ha senso ucciderci tra noi e che lo scontro porterà solo la rovina di tutto ciò che vive e cresce.»

La sua determinazione era ammirevole, ma Garrett non fu troppo convinto della cosa.

«Ho parlato con quella donna, non mi sembra una con cui poter discutere.»

Cinque strinse i pugni sul legno.

«Tu eri un prigioniero, io sono sua figlia. Dovrà ascoltarmi per forza, no?» La voce s'incrinò un poco, anche se lei cercò di nasconderlo. «E poi devo almeno provarci! Se anche lei si dimostrerà sorda alla ragione, troverò un'altra soluzione assieme a Tre.»

Il petto del mezz'elfo si era ormai fatto pesantissimo, però non poteva certo obbligarla a seguirlo con la forza. S'ingobbì, poggiando i palmi sui fianchi.

«Io cosa posso fare? Restare nella foresta è da escludersi, non ci penso neanche ad andarmene senza di te e se torno in città non potrò sottrarmi al volere del comandante.»

Cinque indicò la sua borsa.

«Torna dagli uomini, invece. Hai detto che sarai davanti a tutti, quindi potrai agire prima di chiunque altro. Se riuscirò a convincere Madre a un accordo, potrai fare tu stesso da tramite, altrimenti... beh, tra tutte quelle boccette che ti porti dietro ci sarà sicuramente qualcosa adatta a creare un diversivo. Cercheremo di salvare quanti più viventi possibile e dovremo riuscire a coordinarci per arginare i danni dello scontro fino a quando Madre non aprirà gli occhi.»

Garrett alzò un sopracciglio, poco convinto.

«Non mi sembra un grande piano, si basa tutto su supposizioni e se dovessimo arrivare allo scontro...»

Lei scese agile dal tronco e lo bloccò, portandogli un indice a chiudergli le labbra.

«Lo so anch'io che le cose che potrebbero andare male superano di gran lunga qualsiasi altra, ma tu hai un'alternativa migliore? Un'alternativa che non comporti il nostro completo disinteresse?»

Negli ultimi giorni pareva che chiunque si divertisse a zittirlo, però Garrett dovette subire ancora perché, no, lui un'alternativa non ce l'aveva.

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