𝒞apitolo 10. 𝒮fide 𝒶 𝓉avolino

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Ognuno di noi ha vissuto qualcosa che l'ha cambiato per sempre.

Alda Merini

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"Peak". Questo è il nome del ristorante più alto di New York ed è qui che mi stanno portando; per fortuna non soffro di vertigini. Stella mi ha svelato la sorpresa e mi indica la strada. Dietro di noi ci sono gli altri con una macchina niente male, ma a me piace la mia. Non ho visto bene chi fosse al volante, solo Liam con un po' di bava alla bocca.

«Ti guardavano tutti con la bocca spalancata, tranne il bel ragazzone al volante: a lui non fa né caldo né freddo. Ma Alex è dato di matto, come Simon e Liam. Vuoi per caso un ragazzo? Sono tutti single tranne uno che è già impegnato». Si sistema i capelli dietro le spalle, come per ricordarmi che Simon è di sua proprietà.

«No, grazie. Sto bene nella mia dotta indipendenza. Devo girare qui?» Meglio di no, i ragazzi; direi di averne già passate troppe e i ricordi riaffiorano facendomi male al petto. Ricordi che mi rammentano quanto sia pericoloso ciò che ho provato e vissuto. Impedirò che mi capiti di nuovo un'esperienza così sofferente. Detesto quel sentimento che invece tutti aspettano con ansia; io, invece, lo temo. Sento un brivido lungo la schiena se penso a quanto io abbia sofferto ingiustamente e a quanto abbia lasciato che mi lacerassero il cuore dopo averlo offerto. Cerco di distrarmi, impedisco a qualsiasi cosa di rovinarmi la giornata o la permanenza qui.

«Siamo arrivati!» squittisce Stella.

Ci fermiamo davanti a questo grattacielo dopo aver parcheggiato e, non appena alzo la testa uscendo dalla macchina, non ne intravedo la fine. Inizio ad avere un po' di vertigini, come non detto.

«Non dirmi che hai paura». Stella si sistema il trucco con uno specchietto tirato fuori dalla sua borsa Gucci e mi guarda con la coda dell'occhio.

«Io? Ma che dici. Forza, principessa». Ci incamminiamo verso l'entrata dove i ragazzi ci aspettano, sorridenti e vestiti in maniera abbastanza formale, come se fossero di casa. È un ristorante di lusso e costoso. Credo che spenderò qui tutto il budget che mi sono portata. Avrei dovuto aspettarmelo che non saremmo andati in un ristorante qualunque; ho capito che sono tutti ricconi. Basta vedere le loro macchine e dove mi hanno portata a pranzo.

Oh Dio, ma quello è il ladro che ho visto in casa mia ieri. Rettifico: non si è rivelato essere un ladro ma, accidenti, lo sapevo! Quel ragazzo maleducato che ho ritrovato in casa deve essere l'amico mancante alla lista. Non ho detto nulla a Stella e, da come immagino, neanche lui ai suoi amici. Mi guarda e sembra che stia per ridere. Già non lo sopporto. Non ho certo notato i muscoli che si intravedono sotto la camicia e le vene che dalle braccia arrivano fino alle mani.

«Amici, spero abbiate aggiunto un posto a tavola perché abbiamo un ospite». Stella mi posa una mano sulla schiena appena siamo davanti a loro. Poi dà un bacio a Simon.

«Madison, benvenuta al Peak, il gratt-» Alex cerca di terminare ma Stella lo interrompe.

«Ho già fatto io l'intro. Entriamo, ho fame». Mi prende il braccio e cerca di portarmi dentro, ma Liam si mette davanti a noi.

«Stella, forse Madison ha voglia di conoscere qualcuno di nuovo». Oh no, non è necessario, grazie. Troppe conoscenze in pochi giorni, ho difficoltà a ricordarmi tutti questi nomi.

Simon, vicino a Stella, mi guarda. «Madison, lui è...»

«Lieto di conoscerti». Mi giro e lo vedo: fa finta di nulla perché mi sorride maligno, come se non l'avessi incrociato al buio come un furfante durante la tarda sera in casa mia. Qualcosa nei suoi occhi mi turba, sono così chiari. Non mi fido, emana pericolo. In ogni caso mi porge la mano; titubante, ma cercando di far finta di nulla, gliela stringo.

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