Capitolo 12

81 25 55
                                        

Primo giorno di allenamento (costringere Kevin ad aiutarmi)

«Ti prego! Ti prego, ti prego, ti prego!» mi ero abbassata a tanto affinché ottenessi il suo aiuto. Sì purtroppo.

«No» ribatté lui mentre non mi prestava la men che minima attenzione.

«Perché non vuoi aiutarmi?» mentre gli spostavo il libro che stava leggendo catturando il suo interesse.

«Perché io me la sono cavata divinamente totalmente da solo ed è quello che farai anche tu» tornò con gli occhi sul tomo del quale il titolo era: Psicopatologia della vita quotidiana di Sigmund Freud

Questo per sottolineare quanto sia psicopatico anche per ciò che legge.

«Sì ma tu sei...» lo indicai con fare accusatorio.

«Cosa sono, fatina?» mi interruppe mentre sollevava lo sguardo.

«Psicopatico» esalai non riuscendo a mantenere lo sguardo fisso in quegli occhi profondi.

«Se per psicopatico intendi affascinante e super intelligente sei sulla strada giusta» sorrise tra sé e sé mentre i suoi occhi verdi seguivano attenti le parole.

È di me che dovrebbe interessarti non di uno stupido libro.

«Non è giusto! Tu devi aiutarmi!» gridai sull'orlo di una crisi di nervi

«E che cosa otterrò in cambio?» aveva appena finito di leggere l'ultima pagina, finalmente.

Ma non lo aveva iniziato stamattina?

«La mia gratitudine?» domandai incerta, mentre seguivo con lo sguardo i suoi movimenti eleganti mentre si alzava e mi girava in torno come un predatore fa con la sua preda. Prima ci gioca e poi la divora.

«Non lo hai capito, fatina? A me non basta, quella l'avevo già ottenuta quando ti avevo salvato e accolto in casa mia, ora voglio qualcos'altro con cui divertirmi... Facciamo così io ti aiuterò se tu farai tutto quello che ti ordino senza fiatare, chiaro?» sorrise, ma il sorriso non arrivò agli occhi.

Avevo appena firmato un patto con il diavolo, dalle sembianze angeliche. Che giornata di merda.

Secondo giorno di allenamento (finalmente si fa sul serio)

«Okay, ora stai immobile» Kevin si allontanò da me mettendo più o meno venti metri di distanza.

«Io ecco non credo sia il caso...» la freccia emise un sibilo che mi fece accapponare la pelle mentre la punta metallica in carbonio trafiggeva la mela che mi era stata posizionata sulla testa, cadendo poi oltre il suolo sottostante.

«Che allenamento è questo?» domandai infervorata, avevo appena rischiato di essere trafitta da una freccia per cosa...?

«Nessuno, era solo per divertirmi» rispose con un'alzata di spalle.

Giuro che lo trafiggo io, adesso!

La lama del mio pugnale saettò fuori dal fodero pronta a colpire l'avversario ma Kevin fece una spaccata laterale schivandolo, facendomi poi perdere l'equilibrio, afferrandomi la caviglia. Poco dopo fu sopra di me, con un piede mi costringeva per terra mentre si rigirava il mio pugnale nelle dita.

«Sei avventata e scorretta. Non si attacca mai alle spalle. Ma se vuoi davvero sfidarmi in combattimento fatti sotto fatina» si mise in posizione d'attacco. Le braccia pronte a sfoderare l'enorme spadone a due mani che teneva ancorato sulla schiena, mentre la maglia verde che aveva indossato si tendeva lasciando intravedere il suo fisico da Dio greco.

Phoenix. La luce nelle tenebre (in revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora