Quando nonna Bridget si svegliava gridando di soprassalto era sempre un cattivo presagio.
Quella mattina, però, nessuno se ne accorse in casa Bares, ed ella stessa non parve intenzionata a farne parola con anima viva.
Era la solita, umida mattinata settembrina. Il sole fu appena sufficiente a riscaldare lievemente le fredde strade.
In quell'enorme e antica casa scozzese nulla, nemmeno un clima così triste, poteva impedire ai bambini di svegliarsi gioiosi e carichi. Tra l'altro, la serata che li attendeva al calare del sole si preannunciava molto meno monotona del solito.
Il piccolo Alan dormiva sereno nella sua culla, ma del resto a lui non importava di nulla ed era troppo piccolo per partecipare a qualunque attività mattutina.
"Beato lui!" ripeteva tutte le mattine la gelosa sorellina Linsey, la quale provava una certa invidia per il fratellino da quando, l'anno prima, fu obbligata ad iniziare la scuola.
La sua reazione il primo giorno di elementari colse tutti di sorpresa. Lei era una bambina particolarmente viziata, ma nessuno credeva che avrebbe lottato con i denti e con le unghie pur di non ricevere un'istruzione. Servirono molte mani per staccarla dalla testiera del letto, alla quale si era avvinghiata come un animaletto, e altrettanta forza per farla salire in macchina.
Quella mattina la solita frase carica d'invidia uscì dalla bocca della piccola svogliata e fu, come sempre del resto, ignorata da tutti.
Bruce e Moryra, i due simpatici gemellini di dieci anni, erano un bambino e una bambina davvero teneri, seppur non più così bambini. Aiutavano spesso Megan, la loro affettuosa mamma, e si sentivano in colpa per ogni disastro che causavano.
Moyra, per esempio, pianse per ore quando ruppe il piatto del servizio di sua zia Elisabeth, a soli sei anni. I due piccoli dai capelli castani uscirono dalla loro stanza urtando involontariamente Edna, la maggiore dei loro tre cugini.
"Stupidi mocciosi, guardate dove mettete i piedi!"
I due si limitarono a rispondere "scusa" in coro, anche se non sopportavano gli sguardi stizziti che la cugina diciottenne riservava loro ogni giorno.
Edna non era una ragazza cattiva, solo un po' egocentrica e particolarmente vanesia, ma, in fondo, credo amasse la sua famiglia come pochi. Purtroppo molto molto in fondo.
Poi c'era Cameron, lo sportivo diciassettenne dai capelli pel di carota, come molti nella famiglia Bares. Di solito era un ragazzo mattiniero e nemmeno quel giorno si smentì.
Era già vestito e pronto quando uscì dalla stanza, attraversò mezzo corridoio e bussò alla porta della sua sorellina preferita.
La ragazza dall'altra parte era una sonneltrona di prima categoria, capace di dormire per intere mattinate. Ed era speciale, non solo secondo il punto di vista di Cameron. La sua diversità si poteva notare anche semplicemente nei suoi occhi azzurri, differenti da tutti i membri della famiglia. Suo zio e tre de suoi cinque cugini avevano gli occhi castani. Gli occhi degli altri membri erano di un verde acceso.
"Li hai certamente ereditati dal tuo bis bis bis bis bisnonno Enrich!" le ripeteva spesso nonna Bridget.
Sebbene fosse una teoria affascinante, credo che le leggi della genetica non fossero esattamente dalla sua parte.
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Salvando le mie idee
FantasyHo guardato il mio profilo qualche istante, e ho deciso che le cose dovevano cambiare. Troppe storie incomplete che non ho il coraggio di buttare. La mia testa è impegnata in un lavoro più grande: nella MIA VERA STORIA, una storia che preparo da t...
