-capitolo 1
Arriviamo in anticipo sul suono della campanella di almeno un quarto d'ora, e quindi abbiamo il tempo di salutare tutti i nostri amici.
Conosciamo più o meno mezzo istituto, ma io e mia sorella, Karissa, abbiamo il nostro gruppo di amici formato dal mio ragazzo, Shawn, i suoi due migliori amici, Andrew e Liam, e le loro ragazze Lena e Abby, incluse anche le nostre migliori amiche Emily, Jessika e Ylenia.
Prendo la rincorsa e mi lancio addosso a Lena: la amo di bene, è come una seconda sorella per me, insostituibile, unica, fantastica e meravigliosa, e Andrew non solo è fortunato ad averla, deve stare anche molto attento a lei, perché per qualsiasi torto le farà, ci sarò io a pensare a lui.
Lei è una ragazza meravigliosa, alta il giusto, pancia piatta e un seno prosperoso che mette ancora più in risalto la sua figura minuta; è bellissa sia esteticamente che di carattere: è dolce, comprensiva e stronza quando serve.
Lena e Andrew stanno benissimo insieme, e sono molto innamorati l'uno dell'altra,
anche se litigano spesso.Dopo aver fatto il giro dei saluti mi rimane solo una persona da ignorare ora, come per tutto il resto dell'anno e della mia vita.
Jace.
Il ragazzo più bello e solare della scuola.
È sempre stato gentile e disponibile nei confronti di tutti i suoi amici, peccato che non mi reputasse una di loro.
Diciamo che sono l'unica della scuola a non essere sua amica.Lui è il ragazzo che scambieresti per un modello passando per strada, l'unica cosa diversa, è che non è uno stronzo, anzi, cerca sempre di aiutare le persone che gli stanno intorno, ed è molto attaccato alla sua famiglia, soprattutto al fratellino più piccolo Christian.
Il piccolo Chris è il ritratto sputato di suo fratello maggiore, solo in versione mini e molto più dolce: io e il piccoletto abbiamo legato molto. Anche se non sono amica di Cedric adesso, prima eravamo quasi migliori amici, e so per certo che lui aveva una cotta per me... Ma poi, con l'incidente..
"Scappa!"
"Devo aiutarlo o morirà"
"Di questo passo sarai tu a morire!"
Mi sorride, di un sorriso malinconico, pieno di gioia e di rassegnazione allo stesso tempo.Una lacrima solitaria mi segna la guancia destra.
Gli occhi azzurro ghiaccio di Cedric sono incatenati ai miei e mi guarda come se potesse leggermi l'anima.Ecco perché devo stargli lontana, farei solo del male a entrambi forzando il nostro rapporto, se così si può chiamare.
Sento la campanella ed entro di fretta, lasciando indietro gli altri. Mi dirigo immediatamente in bagno, decidendo di saltare la prima ora.
Mi guardo allo specchio lungo tutta la parete superiore al di sopra dei lavandini.
Degli occhi verdi, tendenti al grigio, mi fissano, vuoti, privi di qualsiasi luce che ogni adolescente solitamente ha.Ma io non più, non sono più la Savannah di un tempo, quella scatenata, incurante del pericolo, del futuro, che viveva giorno per giorno, provando mille sensazioni diverse per tutte le esperienze che facevo.. Non ero più quella, non senza lei.
I lunghi capelli biondi ricadevano morbidi sulle spalle, e continuavano fino ad arrivare al sedere, ho sempre amato i capelli lunghi..
Sono più alta del normale, in effetti supero il metro e 75, ma d'altronde gioco a pallavolo da quando ho 6 anni.
Sono sempre stata una ragazza molto vivace, e i miei hanno cercato di sfruttare questa mia esuberanza facendomi praticare qualche sport, e non che a me dispiacesse.Sono diventata molto brava, e in effetti, in questa stagione, dovrei rientrare nelle nazionali.
Entrò qualcuno dalla porta, e io già immaginavo chi potesse essere.
E come sospettavo, mi si parò davanti Andreea avvinghiata a Jace, ma anche il primo giorno? Alla prima ora? Davvero? Che schifo.Esco passandogli accanto disgustata. Vabbene che è molto 'disponibile' con tutti, ma mi pare che con lei lo sia anche troppo.
Appena mi vedono smettono di divorarsi a vicenda i loro bei faccini, e mi guardano storto, anzi, lo fa solo la piccola troietta, perché Jace è troppo preoccupato a lamentarsi per l'interruzione con Andreea, e non appena si gira per vedere quale sia il motivo, rimane a fissarmi, ma non ci dò troppo peso e continuo per la mia strada sospirando un "disgustoso" appena apro la porta per uscire.
Quell'idiota prova a dire qualcosa, ma il suo tentativo di spiegarsi, almeno credo volesse fare questo, viene bloccato dalla porta che sbatte, e ancora prima, dalle labbra rifatte di quella oca.
Guardo l'ora e noto che mancano ancora una ventina di minuti prima della seconda ora, quindi esco fuori e mi appoggio al muretto fuori dal cancello di entrata, e prendo le mie Marlboro Rosse con l'accendino: me ne metto una in bocca aspirando lievemente, e continuo facendo tiri sempre più lunghi.
Fumo da quando avevo 13, so che sembra esagerato, ma nella mia città è tutto diverso, i ragazzi fumano, si fanno canne anche, già dai 8-10 anni, se non prima, da noi è normale..
Abbastanza.Si combinano le cazzate più grandi senza che nessuno ti dica niente.
Infatti una volta, con dei miei amici, sono entrata nella mia vecchia scuola elementare per girare. Appena scavalcato il cancello, dei ragazzini di 11 anni credo, volevano entrare come avevamo fatto noi, il problema è che se lo avessero fatto, io e la mia amica, Susanna, saremmo finite in guai seri, perché se i nostri amici, che ancora si trovavano all'interno avessero visto quei ragazzini che si aggiravano da soli lì dentro, se la sarebbero presa con noi, perché una volta tornati a casa, quei marmocchi avrebbero raccontato tutto ai loro genitori, che ci avrebbero denunciati tutti per infrazione e possesso di droghe illegali.
E questa è una delle tante cose cretine che ho fatto senza pensare alle conseguenze.
Pensando, mi sono persa nella mia mente, e i sono concentrata così tanto sui miei ricordi, che non ho sentito la campanella che è suonata già da qualche minuto, quindi butto la cicca della sigaretta a terra, e comincio a correre su per le scale, facendone 2 alla volta.
Arrivo senza neanche avere il fiatone ed entro senza bussare, dicendo a bassa voce un 'buongiorno' strozzato, giusto per far piacere al prof, e mi vado a sedere nella quarta fila vicino alla finestra, cioè al mio posto da sempre, accanto a Liam.
Il professore seguo ogni mio movimento fino a quando mi siedo, e non appena volgo il mio sguardo verso la cattedra, quel vecchio pelato con due occhiali più grossi di tutta la sua faccia, mi rivolge uno sguardo di fuoco, per poi continuare a spigar il programma che avremmo svolto durante l'anno.
Qualcuno bussa alla porta, e la bidella entra seguita da un ragazzo abbastanza alto, con delle spalle belle larghe, fisico mozza fiato, muscoli ben allenati, e un visino niente male.
Due occhi color Nutella, seguivano i movimenti di ognuno nella classe soffermandosi di più sulle ragazze, ed erano incorniciati da dei capelli biondi, rasati al lato, e alzati in un bel ciuffo alto e morbido.Non appena incontro quegli occhi così dolci e intensi, anche se di un colore così comune, un brivido mi percorre da capo a piedi, e rimaniamo a fissarci per qualche secondo, finché non comincia a parlare rimanendo però a guardarmi.
Anche se io ho distolto lo sguardo quasi immediatamente, ho sentito la mia pelle bruciare sotto il suo sguardo attento."Salve, io sono Nathe Carter, ho 17 anni e vengo dalla Georgia, mi sono trasferito qui in Italia qualche anno fa a causa del lavoro di mio padre, e inizialmente sono andato a Milano, per poi dovermi ri-trasferire qui in provincia Roma.
È un piacere fare la vostra conoscenza".
Sorride per poi rivolgersi al prof.
Cazzo che sorriso, e ha una voce profonda e roca, cazzo.
Cazzo.
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Fanculo, ti amo
Teen FictionPiango, ancora. Sono qui, in questa camera d'ospedale, a piangere. Per l'ennesima volta. So che potrei farne a meno, ma il dolore è vivo come la prima volta, e me lo impedisce. Guardo il letto accanto a me, vuoto. È sparita..