Capitolo 55 - Jaline☕️

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Se Thomas fosse una centrale nucleare credo che sarebbe già esploso a quest’ora.
È nero dalla rabbia. Mi sta fissando con uno sguardo interrogativo e i suoi lineamenti sono duri e tesi. La bocca piegata in una smorfia di rimprovero e i suoi occhi caramello che aspettano solo mie risposte.
«Ehi, vuoi darti una calmata?», lo rimprovero gentilmente e gli vado vicina. Prendo il suo viso tra le mani e gli lascio un leggero bacio sulle labbra.
«Sto bene. Non è successo nulla», cerco di rassicurarlo e mi ricordo mentalmente di uccidere Rich. Quello stupido deve finirla di parlare a vanvera.
Posso capire la sua preoccupazione per me, ma santo cielo!
Ha fatto preoccupare Thomas e beh... io non ho migliorato la situazione facendomi trovare a casa mia con Kay.
Eravamo appena rientrati. Kay prima di accompagnarmi a casa mi ha portata in un altro locale tranquillo al centro della città per farmi riprendere e calmare. È stato gentile. Nulla di più.
Si è comportato bene e mi ha davvero salvata da qualcosa che poteva finire male. Per quanto io riesca a difendermi un uomo ubriaco (e quello forse non era solo ubriaco), non è mai facile da gestire e inoltre, quel tizio era completamente fuori di sé.
«Tu non hai capito, Jaline. Sono uscito fuori di testa quando Rich mi ha chiamato. Ho avuto paura per te! Mi ha detto che non riusciva a rintracciarti e poi vengo qui e ti trovo con un altro», abbaia il mio galletto furioso.
«Rich ha esagerato! Io sto bene, non vedi?», bofonchio e accarezzo il suo viso mentre con il corpo mi avvicino di più al suo fino a ritrovarmi con la schiena inarcata quando lui mi prende dai fianchi e posa il suo viso nell’incavo del mio collo. Lo sento inspirare e posarmi un bacio leggero.
«Stai bene, davvero? Che è successo?»
«Un uomo ubriaco ci ha provato con me. Mi ha messo le mani addosso e voleva trascinarmi in un luogo appartato!»
«Che vuol dire ti ha messo le mani addosso? Dio, io lo ammazzo!», alza la voce, agitato.
«Tu non ammazzi nessuno!», replico dura. «Thomas, era ubriaco! Era probabilmente fatto di qualche sostanza e non stava pensando a ciò che faceva...»
«Lo stai giustificando? Quindi se ti avesse violentata l’avresti capito e perdonato?», mi sgrida come una bambina e stavolta si allontana da me con un disprezzo in viso che mi fa quasi paura.
Ma che cavolo dice? Chi giustificherebbe una cosa simile?
«No!», ringhio, e mi fiondo su di lui. «Non sono malata, Tom. Certo che non avrei mai giustificato una cosa del genere. Non lo sto difendendo, ti sto solo facendo capire che era fuori di sé e non capiva le sue azioni».
«Spiegati meglio allora perché per me questo è giustificare!» Ha perso la pazienza ormai. «Mi sono passati in mano mille casi del genere, mille persone che sono state aggredite, e queste cose non le ho mai sopportate. La differenza adesso però, è che hanno toccato una persona di cui mi importa. La mia ragazza! Quindi ora mi dici il suo nome perché non vedo l’ora di spedire in galera quel bastardo!», non ragiona, vede solo nero, è offuscato dal nervoso. I suoi occhi in fiamme e le mani che si muovono dappertutto mentre gesticola.
La sua mascella tesa, rigida come un palo della luce.
La mia ragazza. Sentirgli pronunciare queste parole mi fa un effetto strano.
«Secondo te conosco il suo nome? Thomas, stavo pensando a togliermelo dai piedi non a chiedergli il nome. C’erano mille persone lì dentro, potrebbe essere stato chiunque. E puoi anche essere un avvocato famoso e bravissimo ma non sei un detective e non lo troverai», dichiaro sperando così di farlo ragionare. Lui impreca. E con un piede colpisce il mio divano.
«Ehi! L’ho pagato caro quindi non te la prendere con i miei mobili!»
Lui alza gli occhi su di me. Con due falcate mi raggiunge e mi prende tra le sue braccia. «Ora spiegami in tutto questo cosa c’entra Kay!»
Ecco. Lo sapevo. È pure geloso. Bene.
«Kay si trovava semplicemente nel luogo giusto al momento sbagliato e mi ha salvata. Ha picchiato il tizio e mi ha portata via da lì».
Thomas piega la bocca in una smorfia e mi guarda dritto negli occhi. «Dove ti ha portata? Direttamente qui?»
«Mi stai facendo il terzo grado! Non ti fidi?», gli rinfaccio.
«Voglio solo saperlo», si difende lui.
«Non è vero, non ti fidi e sei geloso...», rimbecco ma mi interrompe.
Non mi fa finire di parlare. Mi spinge contro la porta, le sue mani sono sui miei fianchi, con le gambe blocca il mio bacino e così ogni mia possibilità di fuga. La sua bocca a un soffio dalla mia e il suo sguardo scontroso, duro ma sensuale allo stato puro. Oddio. Lo voglio. Ora. In questo momento.
«Geloso, dici?», alita contro la mia bocca, la sua lingua che mi stuzzica e il suo sguardo che mi inchioda. «Sì, Cristo! Lo sono! Sono geloso. Fottutamente geloso e nessuno...», una sua mano si insinua sotto la mia maglia e stringe il mio seno tra le dita facendomi chiudere gli occhi e gemere. «Nessuno deve toccarti!», ringhia tra i denti. Con l’altra mano mi solleva da terra e io allaccio le mie gambe ai suoi fianchi attirandolo a me. «Né Kay, né qualcun altro deve averti oltre me». La sua bocca scende sul mio petto, la sua lingua risale sulla mia clavicola e poi di nuovo sulla bocca. «Nessuno può anche solo pensare di metterti le mani addosso. E il solo pensiero che qualcuno lo abbia fatto mi fa letteralmente uscire fuori di testa».
Mi bacia. Ci baciamo e questo è un bacio nuovo, diverso da tutti quelli che ci siamo scambiati finora. Un bacio dovuto alla sua rabbia, alla sua gelosia, un bacio in cui io riverso ogni mia paura, ogni timore provato in quella discoteca...
Un bacio che mi entra fin nelle ossa e mi fa dimenticare di respirare, un bacio che è come una dose di droga che si infiltra nelle vene e da lì non esce più. Le sue mani si muovono esperte sul mio corpo, le mie invece sono sulla sua schiena e lentamente scendono sul suo sedere che per istinto inizio a toccare, strizzare e accarezzare.
Mio dio! Sto impazzendo. Voglio Thomas come non mai.
«Mi piaci quando sei geloso», confesso e continuo a baciarlo.
«Io odio essere geloso, invece».
Si sposta dalla porta, mi stringe di più a sé per impedirmi di cadere. Indietreggia sul divano e si siede, trascinandomi sopra di lui, io mi sistemo a cavalcioni e inizio a dimenarmi su questo suo corpo perfetto senza più resistere. Ho bisogno di lui. Stanotte non voglio più sentire nulla. Non voglio più pensare. Voglio solo donarmi a lui. Voglio sentire i nostri respiri affannati, il rumore dei nostri baci, il rumore dei nostri corpi che si uniscono... Voglio Thomas. Senza se e senza ma. Lo desidero come l’acqua in un deserto.
«Thomas... Per favore!»
«Ti ha portata direttamente qui?», domanda ancora lui e per un attimo non capisco poi però alzo gli occhi al cielo.
«No, non l’ha fatto. Kay mi ha portata in un locale per farmi calmare e poi qui a casa. Non è successo nulla. Non sarebbe mai successo nulla. Perché voglio solo te», confesso a cuore aperto.
Non servono altre parole. La bocca di Thomas raggiunge di nuovo la mia.
Le nostre lingue iniziano a giocare e in un minuto ci ritroviamo entrambi senza vestiti. Nudi e con una voglia addosso da far invidia. Spingo Thomas sul mio divano facendolo sdraiare, lui mi fa stendere sopra di sé e in un attimo ogni cosa sparisce. Non c’è nessun uomo ubriaco, non c’è nessun Kay, nessuno... solo io e lui. Io e questo bellissimo uomo che sembra non possa più fare a meno di me. Ed è tutto ricambiato. Io non posso più vivere senza lui al mio fianco.
Ci guardiamo negli occhi, intensamente. Con una mano afferro il suo membro duro come il marmo, venoso e vellutato e con lentezza esasperante calo su di esso. La mia intimità lo accoglie, avviluppandolo e bagnandolo. Un mugolio risale dalla sua gola e io gemo come una matta quando mi penetra fino in fondo. Per qualche secondo non mi muovo, abituandomi alla sua grandezza. Poco dopo inizio a dondolare, su e giù, appoggiando le mani sul suo petto per agevolare i miei movimenti. Lui mi tiene stretta per la vita e mi incita ad accelerare ma io non ho fretta stavolta, voglio godermelo tutto e piano. La mia vagina si contrae involontariamente attorno al suo pene e io vedo come impazzisce, come si morde le labbra e mi spinge forte.
Continuo a cavalcarlo e ansimiamo in sincrono, uniti da un unico e profondo desiderio.
Lo amo… so che è così.
Forse è presto per dirglielo. Sono innamorata e lo amo come non ho mai fatto e adesso glielo dimostro in questo modo. Gli dono il mio corpo e gli permetto di possederlo tutto, fino all’ultima goccia, gli dono il mio cuore, la mia anima.
Glielo dimostro con il gesto più naturale e primitivo del mondo. Il più sincero e il più vero.
Ti amo, Thomas. È questo che penso chiudendo gli occhi, permettendo ai nostri cuori e ai nostri corpi di esprimere quello che a parole non diciamo.

😌❤️‍🩹❤️😏👨‍⚖️☕️

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