Storia di un morente artista

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Vado per vie vorace di vita
ammirando il bello con il cuore;
mi avviai alla vocazione audita,
mi inoltrai ove non tramonta il sole.

Ed immerso in così tanta bellezza
l'eternità par essere il mio futuro;
così che l'animo si eleva in altezza,
così che io, in soave eterno, duro.

Dipinsi con lo sguardo l'emozione
e incantai attimi di calma sulla carta;
poi l'occhio perse la concentrazione
come se infilasse l'ago una cieca sarta.

Finii rapido per essere un dannato
incatenato al male non voluto
e il mio tempo divenne fatato
come lampo dal ciel caduto.

La disperazione pervase le mie vene
e il mio sospiro si macchiò di scuro
perch'io svenni come corpo inerte sviene
finendo dentro un disastro imperituro.

La solitudine era ciò che più intuivo
giacché mi illudevo del falso e del vero
e per prima volta in vent'anni vivo
il mio foglio bianco si macchiò di nero.

Il morbo si nutrì di me come ardente fiamma
e io mi cibavo di desideri e di speranza,
poi l'occhio perse tutta la sua gamma
e accettai il dolore dopo l'ennesima istanza.

Supportai la pena come pioggia gelida
caduta sul capo nel mezzo di marzo;
sotto il pallio celai la testa umida,
e riscoprii l'esistenza come sublime quarzo.

Per quanto il mio battito fosse vano
viver nei cor fa sì ch'io non muoia,
e con i colori della beltà in mano
pittai da cieco il mio inno alla gioia.

Amando la vita la gioco istante per istante,
e stando sicuro, protetto dentro il nido
ho riscoperto l'amor per la mia Zante,
ho ritoccato le sabbie del suo lido.

Ritornerò tal polvere ch'io fui stato
ma la terra dal mio desio sarà percossa
perch'io coniugo l'animo al mondo amato,
rendendo stella tra stelle la mia fossa.

Immergendo i miei ultimi sospiri nell'affetto
arrivai appagato alle sacre porte;
ma ora vado via, vinto dal difetto;
ora vado via, vincitore sulla morte.

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