La ragazza dei salici

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"26 marzo

Cara May,

Oggi é proprio una bellissima giornata, dalla mia finestra si percepisce un flebile vento caldo che sfiora la mia pelle come se volesse darle una piccola tregua dal gelo e dalla tristezza di questo lungo inverno.

Sai la natura é proprio imprevedibile, oggi andando a scuola ho visto un papavero che si era innalzato tra il marciapiede e la strada come se volesse sfidare l'uomo.

Vorrei poterti abbracciare in questo momento e farti sentire tutta la mia gioia.

Sempre tua,

Grace"

Posai la penna sulla mia scrivania e strofinai le dita affusolate sui jeans, scrivere a May mi faceva sempre sudare le mani. Non le avevo detto che quando ritornai a casa da scuola quel papavero non c'era più come se la sua speranza di sovrastare l'uomo fosse svanita insieme al suo corpo.

Mi sdraiai sul letto e feci un profondo respiro, una bella giornata come quella non poteva essere sprecata!

Chiamai un attimo Dane e come al solito mi mise giù la chiamata per poi scrivermi:

"10 minuti, solito posto."

Corsi subito a mettermi la felpa e come una piccola saetta montai sulla mia bici bianca degli anni 50 fino ad arrivare al nostro piccolo "covo". Era un tunnel che io e Dane avevamo scoperto quando avevamo circa 11 anni, avevamo scritto le pagine della nostra vita li: i nostri amori, le nostre delusioni, tutto. Lo sentivamo nostro e quando ci incontravamo lo facevamo sempre li perché nessuno poteva dirci cosa o come lo dovevamo fare.

"Sempre in ritardo, vero?" Disse con un tono di rimprovero nei miei confronti.

"Non é colpa mia se sei così cretino da darmi 10 minuti quando la mia casa è a 20 minuti da qui"

"Ok per questa volta ti perdono, ma che non capiti più." Mi rispose come se la mia affermazione gli fosse entrata da un orecchio e uscita dall'altro.

Dane era il tipo di ragazzo solitario che viveva nel proprio mondo e che tutti lasciavano da parte perché considerato "strano" (la parola con cui la gente definisce le persone che non seguono la massa) aveva i capelli color bronzo chiaro tendente al biondo,la pelle era di un roseo pallido con un cenno di barba e i suoi occhi, ogni volta mi sembrava di annegarci dentro;erano di un azzurro limpido, pieno di parole.

Mi venne incontro piano piano e mi porse delle margherite dicendomi che le aveva colte aspettando che muovessi il culo per andare da lui, riusciva sempre a rovinare un momento dolce. Forse era per quello che gli volevo un mondo di bene.

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