One-shots erotiche su Robert Downey Jr e i suoi personaggi.
Per richiederne una personalizzata seguire le indicazioni elencate nel primo capitolo.
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"Ciack 1! Si gira!" Mi volto verso Tom, lui barcolla sul posto portandosi una mano alla gamba per sostenersi. "Signor Stark? Non mi sento molto bene..." si avvicina, camminando a gambe larghe così da non cadere. "Stai bene." Lo guardo serio colpito dalla sua espressione spaurita; solo quando gemendo si getta contro di me mi accorgo del terrore che anima i suoi occhi. "Non lo so, non so cosa sta succedendo..." accosta il busto al mio, stringendomi le spalle in una morsa sofferente e trattenendomi per il cappuccio della felpa. "Non... non voglio andare, non voglio andare signor Stark, per favore..." Strozza un urlo in gola, lamentandosi violentemente quasi travolto da una profonda angoscia. Tremo contro di lui, tentando di sostenerlo con le mani quando si getta a terra. Fissa il soffitto, le lacrime agli occhi e le membra abbandonate tra le mie braccia. "Mi dispiace..." sussurra senza voce. "E... stop! Perfetta!" "È venuta bene?" chiede subito dopo il ragazzo, saltando in piedi e spintonandomi leggermente. Rido, ricambiando il gesto e portandomi subito una mano agli elettrodi. "Gente, questa roba mi sta cadendo! Qualcuno mi sistema o devo strapparmeli di dosso?" "Vieni qui Downey! Dopo questa scena puoi anche distruggere tutta la scenografia se ne hai voglia!" Joe mi chiama dalla regia, gesticolando elettrizzato al lato della cinepresa centrale: solleva le braccia e mi fa cenno di avvicinarmi. Attraverso il set, mollando una possente pacca sulle spalla di Holland e complimentandomi con lui per l'interpretazione. Solo quando raggiungo i Russo vedo Jimmy avvicinarsi a grandi passi. Si cala il berretto in testa e sventola il cellulare nella mano destra. "Robert! Robert!" "Jimmy cosa succede?" mi volto verso di lui scorgendo con la cosa dell'occhio l'espressione contrariata di Joe. Niente telefoni sul set, niente distrazioni, niente acqua ne cibo, palla di piombo al piede e tutti a lavorare: tutto per lasciare libero spazio al talento, dice lui, o forse per trattarci come carcerati, suppongo io. Rido tra me e me, quando Jimmy mi porge il dispositivo e scocca un'occhiata preoccupata al regista. "È importante, ci metterà solo un secondo." "Sì, Joe, è Trump, vorrà richiamarmi per la campagna anti repubblicana che ho sponsorizzato... figlio di..." borbotto quando lo schermo mi si spegne all'improvviso e non riesco a riaccenderlo. "Robert per favore..." mi brontola Rich spazientito strappandomi il telefono di mano e facendolo tornare luminoso. "Grazie caro. E non ti agitare troppo." Abbasso lo sguardo, tenendo il busto diritto e il mento sollevato. "Leggi il messaggio, è di sicuro importante per te." E detto questo si allontana facendo sventolare i lembi larghi dei suoi pantaloni. Più importante del set? Più importante dell'emozione che provo stando in piedi davanti ad una telecamera? Più importante persino di questo film? Dell'impegno e dell'amore che ho messo per realizzarlo? Più importante della voglia che ho di rendere tutto perfetto? Di riscaldare i corpi degli spettatori e farli sorridere anche solo per un secondo?