5 - Cattive compagnie

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«Dovevi per forza invitarlo?» Rivolgo una rapida occhiata a Léon, seduto dalla parte opposta del tavolo.

Lui, divertito, ghigna in risposta.

«Certo, Evie.» Adam si passa una mano fra i capelli corvini, sollevando ulteriormente verso l'alto il suo ciuffo. «Voglio festeggiare insieme a tutti i miei amici la mia prima settimana di lavoro. Credevo che non mi avrebbero mai assunto come maestro d'informatica alle elementari.»

«Lo credevamo anche noi», si intromette Chris nella conversazione. «Pensavo che riuscissi soltanto a scaricare film osceni con il computer.»

Il cugino lo colpisce con una gomitata e io tossisco per non lasciarmi sfuggire che, in realtà, la penso esattamente come lui.

«Non siamo qui per consolarti perché Faith ha, probabilmente, un fidanzato?» domanda Corey, particolarmente confuso. Corruga la fronte e ignora la ciocca rossa che gli scivola vicino all'occhio sinistro.

Adam sbuffa. «Siamo qui anche per questo», ammette.

«Mi consideri un tuo amico? Mi hai a stento rivolto la parola due volte», fa notare Thomas. Indossa una semplice maglietta di cotone: bianca sul torace e sulla schiena, con le maniche lunghe azzurre.

Senza la sua giacca di pelle o i suoi abiti eleganti, mi fa molta meno paura.
Sembra quasi una persona normale.
Una persona normale e diretta.
Diretta e pungente.

«Frequento poche persone, va bene? Siete voi i miei amici», replica, infastidito. «E adesso fate silenzio e mangiate.»

«Non abbiamo nemmeno ordinato», gli faccio presente.

Mi pizzica un braccio e io gli rivolgo un'occhiataccia.

«E la cameriera è morta.» Guardiamo tutti prima Corey, che, impassibile e sorridente, continua a tenere un braccio appoggiato allo schienale della panca di legno su cui è seduto accanto a Léon, e poi l'anziana donna con la testa accasciata contro il bancone, proprio accanto alla cassa di questo squallido e deserto fast food, sperduto nel bel mezzo del nulla.

Preoccupata, faccio per alzarmi, ma la vecchina inizia a russare e tiro un sospiro di sollievo.

«Dalle recensioni, questo posto non sembrava così brutto», si giustifica Adam.

«Ti hanno assunto come maestro d'informatica e non sai nemmeno consultare un sito?»

Mi costa ammettere che la penso come Léon. Ovviamente, non lo dirò mai ad alta voce.

Thomas fa per parlare, ma lo sbattere della porta d'ingresso ci fa voltare tutti di scatto. Le nostre voci si spengono all'istante.

Un uomo alto e robusto è appena entrato. È armato e ha il volto coperto da un passamontagna.

Istintivamente, spaventata, stringo la mano di Adam, seduto accanto a me, e deglutisco.

La cameriera continua a dormire.

L'individuo, a rapidi passi, si dirige verso di noi.

Mi punta la pistola contro e mi sento mancare il respiro.

Corey fa per alzarsi, ma Léon gli afferra entrambe le braccia e lo riporta a sedere.

«Non muoverti, rosso», gli intima il delinquente. «O le foro il cranio.»

Alcune lacrime iniziano a rigarmi le guance.

«Tu, ragazzina, alzati e vieni con me.»

Adam stringe più forte la presa sulle mie dita.

Un rumore mi fa ruotare istintivamente il capo.

Thomas ha appena colpito il tavolo con una ginocchiata.

Gli eredi [In revisione]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora