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Una risata sonora ed allegra.

La sua giornata cominciava sempre così non appena uscito dalla sua stanza nei dormitori.

Come facesse, Kirishima, ad essere sempre così allegro ed aperto al dialogo, cosa per lui rara, Bakugou se lo chiedeva di continuo.

Un sorriso dai denti aguzzi perennemente stampato in volto, il buongiorno che dava a tutti i suoi compagni contagiandoli con la sua spensieratezza, lo sguardo fiero di chi è sicuro di quello che fa.

Era un elemento della classe fondamentale, uno di quelli, come Kaminari, che tiene unito il gruppo, ne forma uno più unito grazie ad un legame solido di onestà ed amicizia.

Se una lacrima scendeva sulle sue guance era di commozione, non per altro, o almeno così tutti pensavano.

Peccato che le apparenze ingannano.

E questo Bakugou lo sapeva, lo sa, e non lo scorderá mai più.

Nessuno aveva mai sentito il ragazzo correre e chiudersi in camera velocemente per non farsi vedere fino al giorno dopo.

Nessuno lo aveva mai sentito piangere tutta la notte da solo nella sua stanza.

Nessuno lo aveva mai ascoltato quando, anche in modo implicito, lui supplicava aiuto.

Nessuno era mai corso in suo aiuto quando ne aveva più bisogno, ma di certo non dava la colpa a nessuno dei suo compagni, dopotutto loro non ne sapevano niente, ed era meglio così.

Nessuno lo aveva mai sentito uscire in balcone di notte perché l'aria nella stanza era diventata irrespirabile.

Nessuno, tranne Bakugou.

Però lui era un testardo, orgoglioso, vigliacco.

Se il rosso si ostinava a stare da solo allora significava che lo preferiva, o se voleva la sua compagnia gliel'avrebbe chiesta.

Questo era come si giustificava, ma sapeva che non era così.

Aveva solo una paura immensa di guardare nell'abisso dell'anima del ragazzo, rischiando di rimanerne prigioniero per sempre non sapendo come affrontarlo.

Aveva sempre visto Kirishima come un enigma, ma allo stesso tempo osservava sempre l'enorme vuoto nei suoi occhi cremisi.

Un vuoto, un vuoto coperto con una facciata di allegria falsa, sicurezza recitata dalla mattina alla sera, tutto solo una maschera.

Anche quella sera, come le precedenti, il ragazzo stava piangedendo, ma anche questa volta Bakugou non mosse un passo verso di lui, non voleva vederlo in quello stato, non voleva avvicinarsi troppo a lui, non voleva rimanere intrappolato in lui.

Quella fu l'ultima sera che lo sentì piangere.

I giorni a venire il ragazzo sembrava stare bene per davvero, una luce nuova nei suoi occhi a sostituire quella sfumatura cupa dell'incompletezza che prima era sempre presente nel suo sguardo.

Cercava sempre di passare più tempo a studiare in compagnia, passava più tempo fuori dalla stanza rispetto a prima.

E Bakugou vedendolo si sentì sollevato.

Come se un peso enorme si fosse improvvisamente sollevato dal suo petto rendendolo capace di volare come una piuma mossa da un leggero vento.

Ma di nuovo quel peso tornò, più pensate, più di qualsiasi altro.

Eppure stava bene negli ultimi giorni, cosa gli è successo all'improvviso?

Bakugou non riusciva a darsi una risposta, e probabilmente, sicuramente, mai l'avrebbe ricevuta, così come tutti i suoi compagni di classe.

Ma la vera domanda che continuava a dargli il tormento era il perché non avesse fatto nulla quando avrebbe potuto, quando era ancora in tempo per salvarlo.

Ma ormai non poteva più farlo.

Kirishima è morto, suicida, e niente e nessuno potrà riportarlo indietro per sistemare gli errori commessi, i rimpianti.

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𑁍Pretend to be𑁍𝙸𝚝𝚊𑁍𝑲𝒊𝒓𝒊𝑩𝒂𝒌𝒖𑁍Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora