capitolo due.

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Il mio corpo, molte volte, era padroneggiato dal mio istinto. Il che, molto spesso, mi portava a compiere delle figure insolite. Un esempio? Gli anni del liceo.
11 dicembre 1998.
il mio professore di matematica era un tipo molto bello ed io ero la sua preferita.
non svolgevo lavori personali per lui e non avevo nemmeno un rapporto extra per accontentare il suo istinto da uomo. per qualche motivo sconosciuto era la sua preferita. Sin dalle elementari, avevo una vita da schifo: genitori che fingevano di amarsi e Amanda, la mia prima migliore amica, che non appena cominciò che medie divenne la mia nemica più temuta. Ci odiammo. 
Ogni giorno mi sentivo sempre più sola e ogni qualvolta qualcuno diventava mio amico,alla fine, smetteva di esserlo. Per un motivo o per un altro. Il mio corpo divenne il mio diario segreto. Tagli sui polsi, sulle gambe e sul ventre. Quello era il mio modo di sfogarmi. Un giorno, Mark, il mio professore, si accorse di ciò e durante una lezione mi invitò fuori mentre incaricò gli altri di svolgere diversi compiti e problemi scritti alla lavagna.
MARK:"Li ho visti i tuoi segni sai? sono cicatrici di guerra quelle" - le sue parole, per qualche motivo, mi entrarono dentro. Nessuno se ne era mai reso conto, nessuno mi aveva detto nulla al riguardo. Quelle erano davvero cicatrici di guerra, quelle cicatrici avevano un ricordo.
Il mio sguardo era rivolto verso il vuoto mentre le mie mani cercavano intente le maniche della maglia per coprire i miei polsi.
EMILY:"non sono cose che ti riguardano queste, Mark. Tu sei il mio professore ed io una tua alunna del tezo anno. non sono l'unica che ho dei segni simili, c'è anche Megan del quinto anno e Geremia del secondo. Sono anche loro alunni tuoi, chiedi a loro. Ne hanno di motivi e pure validi".

Mormorai a voce bassa,tenendo il capo rivolto verso il vuoto.
Un leggero vento si alzò, dando al momento un qualcosa di magico.

Mark:"tu sei tu. tu sei Emily Jay e a me, importa di te". - le sue mani raggiunsero le mie, intrecciandosi. Una stretta al cuore pervase il mio petto e la mia voglia di baciarlo, aumentò. Non potevo. Lui era il mio professore ed io una sua alunna. Se qualcuno ci avesse scoperto saremo finiti entrambi nei guai: io sarei diventata lo zimbello dell'istituto e lui avrebbe perso il posto di lavoro.
Emily:"ti ringrazio ma non devi. Sono un adolescente e come tale, compio cazzate. Non importartene, non lo faccio più. Ho capito cosa non va".

Mark:"so cosa non va, ho dieci anni in più di te. Sono le persone ad essere sbagliate e non tu. Tu sei disponile e se potessi, ti divideresti in cento per accontentare tutti ma non funziona come nelle favole. Qui la gente ne approfitta e te lo ficca in quel posto quando meno te lo aspetti. E' la vita reale,non una favola e tu devi aprire gli occhi. Devi fare in modo che non se ne approfittino".
Mark mi capiva.
Mark mi capiva meglio di chiunque altro.
Mark sapeva capire i miei silenzi, i miei sguardi, i miei gesti. Mark era il mio primo amore.
Mark:"lascia che mi prenda cura di te" - le sue mani si poggiarono sul mio volto e il suo respiro era sempre più vicino. Mark stava per baciarmi.
Emily."non possiamo,lo sai meglio di chiunque altro. Almeno non qui,dove possono vederci".

Mark non destò importanza alle mie parole ed ecco che le sue labbra si poggiarono sulle mie.
Quello fu il mio primo bacio e come tale non lo scorderò mai.
Quel momento fu magico. Le mie farfalle si trasformarono in un uragano e il mio stomaco era sottosopra. Una sensazione bella, una di quelle che fanno parte dell'adolescenza.
Emily:"Ho voglia di farlo ancora" - gli sorrisi e mi avvicinai alle sue labbra, continuando a baciarlo con tutto l'amore che avevo da donargli. Il mio istinto vinse, incosapevolmente da ciò che sarebbe successo.
"PROFESSORE! JAY! ENTRAMBI NEL MIO STUDIO".
Ecco il preside che urlò dinanzi alle porte d'ingresso. Tutti gli studenti si affacciorono dalle finestre, ridendo di me e puntando il professore. Mi guardai intorno e volevo scoppiare a piangere. Avevo voglia di sparire, di andarmene via.

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