mini estratto for you:
Qualcuno bussa alla porta.
Mi irrigidisco.
Apro o non apro?
Sono fottuto?
Trattengo il respiro e resto immobile, in ascolto, cercando di cogliere anche il più leggero rumore dall’altra parte.
Poi li sento.
Tacchi.
Tacchi?
Apro la porta appena di uno spiraglio.
Sto per urlare, ma mi trattengo.
Devo avere uno sguardo completamente terrorizzato.
Un occhio dietro una lente spessa mi fissa dalla fessura.
La governante.
La seconda moglie di Robert.
La matrigna di suo figlio.
Richiudo la porta di colpo.
Elizabeth sobbalza nel letto e si tira su a sedere.
Mi schiaccio contro la porta e scivolo verso il basso, fino a sedermi sul pavimento.
Ho il respiro affannato. L’aria non arriva ai polmoni. Il silenzio dietro l’uscio è ancora più spaventoso.
Eli scende dal letto troppo in fretta e si porta una mano alla tempia — una fitta da post-sbornia, probabilmente.
«Steve, che succede?»
Guarda me. Poi la porta.
«C’è la signora Josephine fuori.» sussurro. «Era attaccata alla porta. Stava origliando, credo.» Sospiro. «Ma soprattutto… i suoi occhi sono terrificanti.» abbasso ancora la voce.
«Ma è ancora qui?» sussurra anche lei.
«Non lo so.»
Mi passa una mano tra i capelli, un gesto rapido, quasi per calmarmi, poi si alza lentamente.
Apre la porta con un’ombra di timore negli occhi.
«Non c’è più.»
Si china verso il pavimento.
Una rosa.
Bianca.
Bianca con i petali centrali rosso sangue.
È finta.
È terrificante.
«Secondo te è una di quelle di Kevin?» domanda Elizabeth.
Scuoto la testa.
Non è una delle sue.
Lui le porta vere.
La mia amica afferra il fiore di plastica e trattiene un gemito.
È interamente coperta di spine.