BloodyScorpions

Sto per dire qualcosa che forse non piacerà a tutti, ma non mi importa più restare in silenzio. Parliamo dei mafia romance. Parliamo di come, troppo spesso, venga romanticizzata la violenza sulle donne. No, non è “dark”, non è “passione”, non è “amore”: è violenza. E basta. Vi chiedo davvero: smettiamola di scrivere e sostenere storie in cui il protagonista abusa di una donna e poi tutto viene giustificato, perdonato, addirittura trasformato in un lieto fine. Non è amore. Non lo sarà mai. Fermatevi un attimo e chiedetevi: come vi sentireste davvero, sulla vostra pelle? Davvero vorreste essere trattate così? Io no. E lo dico da persona che la violenza l’ha vissuta, sia fisica che psicologica. Proprio per questo non riuscirei mai a creare protagonisti che fanno del male in quel modo e vengono comunque celebrati come “romantici”. E allora sì, mi rivolgo anche alle lettrici: se vi sentite stanche di questo genere, forse non è il mafia romance il problema, ma certe storie scritte senza responsabilità. Perché esistono modi diversi di raccontarlo. Senza glorificare l’abuso. Senza trasformare il dolore in intrattenimento. Io, almeno, queste cose non le scriverò mai.

BlueFilloux

@BloodyScorpions Poni un grande tema che, ovviamente, chiama in causa le singole sensibilità di scrittori e lettori. Io credo che la discriminante di tutto sia la qualità (della storie, della scrittura...) perché il male non va mai banalizzato. Il racconto superficiale è il rischio maggiore da cui personalmente cerco di rifuggire da lettrice. Quando non viene indagato in profondità e con adeguate chiavi di lettura, fermo la lettura
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Dolcestella

@ BloodyScorpions  "Apprezzo molto la tua sincerità, è un tema su cui riflettere. Scrivo anche io in questo genere e penso che, sebbene la violenza sia inaccettabile nella realtà, nella narrativa di finzione possa essere un mezzo per esplorare la psicologia umana, senza che questo significhi giustificarla nel quotidiano. Per me, la bellezza della scrittura è proprio poter staccare il piano della realtà da quello dell'immaginazione, pur restando fermamente contro ogni tipo di abuso.
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KERES09

@ BloodyScorpions  Esattamente. Ho parlato di Bdsm quello vero perché il problema è che molti usano il Bdsm come giustificazione, come scudo per trasformare la violenza in lecita, senza nemmeno fare uno straccio di ricerca. È difficile digerire storie di abuso, poi quando lo leggi pensi che alla fine la protagonista vedrà per ciò che è tutto quello ma niente, non lo denuncia, ma lo sposa. Sindrome di Stoccolma come minimo. Rimango allibita. Poi questa che uno si è smanettato con il sangue di lei, mi ha uccisa, non voglio nemmeno sapere che storia è.❤️
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Dolcestella

@ BloodyScorpions  Punto di vista giustissimo, la responsabilità narrativa è un tema enorme e hai ragione a dire che non bisogna mai minimizzare certi messaggi. Credo che il dibattito su dove finisca la finzione e inizi la realtà resterà sempre aperto, ma il tuo spunto mi aiuterà sicuramente a riflettere meglio su come tratto certe dinamiche nelle mie storie. Grazie per lo scambio

BloodyScorpions

@Dolcestella  Capisco il tuo punto sulla distinzione tra finzione e realtà, e sono d’accordo sul fatto che la narrativa possa anche esplorare aspetti oscuri della psicologia umana. Il problema però, secondo me, non è il “mostrare” la violenza, ma come viene trattata e raccontata. Quando la violenza viene usata come dinamica romantica, minimizzata o addirittura trasformata in qualcosa di desiderabile o “amore”, si rischia di perdere quella distinzione di cui parli. E soprattutto si rischia di mandare un messaggio distorto, soprattutto a chi certe dinamiche non le ha mai vissute o riconosciute. Io non metto in discussione il diritto di scrivere ciò che si vuole. Metto in discussione la responsabilità narrativa nel modo in cui certe cose vengono rappresentate. Perché esplorare la psicologia umana è una cosa. Romanticizzare l’abuso è un’altra. E su questo, per me, il confine è molto netto.

BloodyScorpions

@KERES09  Guarda, io nemmeno voglio entrarci troppo, perché sono cose che vedo su Instagram e mi fanno davvero schifo. Ho scritto anche io una storia BDSM, senza essere un’esperta. Ma c’è una cosa che ho sempre saputo con certezza: non è violenza. Non lo è mai stata nella mia storia. Le dinamiche erano sempre consensuali. Sempre. Lui poteva avere i suoi limiti, le sue ferite - infatti non si faceva toccare per quello che aveva vissuto - ma non ha mai mancato di rispetto a una donna. Mai. Perché io so cosa significa essere trattate in un certo modo. L’ho provato sulla mia pelle. E proprio per questo, ogni volta che mi capita di leggere storie dove la violenza viene spacciata per amore, mi sale una rabbia che faccio fatica a trattenere. Perché non è intrattenimento. Non è romanticismo. È qualcosa di reale, che lascia segni.♥️

BloodyScorpions

@KERES09  Capisco cosa intendi, e su una cosa sono assolutamente d’accordo: il BDSM, quello vero, non è abuso. È consenso, comunicazione, fiducia. È una dinamica complessa, non qualcosa da usare a caso o da ridurre a violenza gratuita. Però il mio discorso va in un’altra direzione.
          Io non sto parlando di BDSM fatto bene. Sto parlando di storie in cui c’è violenza vera: uomini che picchiano, umiliano, violentano le donne… e tutto questo viene poi romanticizzato. Dove alla fine lei “lo ama”, lo perdona, e magari lo sposa. Ecco, per me quello non è né BDSM né amore. È abuso. Punto. Il problema, come dici anche tu, è proprio quando queste cose vengono giustificate o, peggio, quando la vittima passa per debole o responsabile. È lì che diventa pericoloso, perché manda un messaggio sbagliato, soprattutto a chi magari certe dinamiche non le conosce davvero. Poi certo, ognuno scrive quello che vuole. Ma io personalmente non riuscirei mai a raccontare una storia dove la violenza sulle donne viene trattata come qualcosa di romantico. E su questo non transigo.♥️

BloodyScorpions

@AvelineRow  Sapessi quante cose che trovo su Instagram dei Dark Romance che mi fanno accapponare la pelle. E le lettrici tutte a sbavare, ma per favore. Lui le fa del male e poi con il suo sangue si smanetta, ma che storie sono? E le pubblicano anche fuori da Wattpad ste storie e allora mi chiedo, se ste scrittrici sono malate, allora lo sono anche gli editori? Bah.

BloodyScorpions

Sto per dire qualcosa che forse non piacerà a tutti, ma non mi importa più restare in silenzio. Parliamo dei mafia romance. Parliamo di come, troppo spesso, venga romanticizzata la violenza sulle donne. No, non è “dark”, non è “passione”, non è “amore”: è violenza. E basta. Vi chiedo davvero: smettiamola di scrivere e sostenere storie in cui il protagonista abusa di una donna e poi tutto viene giustificato, perdonato, addirittura trasformato in un lieto fine. Non è amore. Non lo sarà mai. Fermatevi un attimo e chiedetevi: come vi sentireste davvero, sulla vostra pelle? Davvero vorreste essere trattate così? Io no. E lo dico da persona che la violenza l’ha vissuta, sia fisica che psicologica. Proprio per questo non riuscirei mai a creare protagonisti che fanno del male in quel modo e vengono comunque celebrati come “romantici”. E allora sì, mi rivolgo anche alle lettrici: se vi sentite stanche di questo genere, forse non è il mafia romance il problema, ma certe storie scritte senza responsabilità. Perché esistono modi diversi di raccontarlo. Senza glorificare l’abuso. Senza trasformare il dolore in intrattenimento. Io, almeno, queste cose non le scriverò mai.

BlueFilloux

@BloodyScorpions Poni un grande tema che, ovviamente, chiama in causa le singole sensibilità di scrittori e lettori. Io credo che la discriminante di tutto sia la qualità (della storie, della scrittura...) perché il male non va mai banalizzato. Il racconto superficiale è il rischio maggiore da cui personalmente cerco di rifuggire da lettrice. Quando non viene indagato in profondità e con adeguate chiavi di lettura, fermo la lettura
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Dolcestella

@ BloodyScorpions  "Apprezzo molto la tua sincerità, è un tema su cui riflettere. Scrivo anche io in questo genere e penso che, sebbene la violenza sia inaccettabile nella realtà, nella narrativa di finzione possa essere un mezzo per esplorare la psicologia umana, senza che questo significhi giustificarla nel quotidiano. Per me, la bellezza della scrittura è proprio poter staccare il piano della realtà da quello dell'immaginazione, pur restando fermamente contro ogni tipo di abuso.
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KERES09

@ BloodyScorpions  Esattamente. Ho parlato di Bdsm quello vero perché il problema è che molti usano il Bdsm come giustificazione, come scudo per trasformare la violenza in lecita, senza nemmeno fare uno straccio di ricerca. È difficile digerire storie di abuso, poi quando lo leggi pensi che alla fine la protagonista vedrà per ciò che è tutto quello ma niente, non lo denuncia, ma lo sposa. Sindrome di Stoccolma come minimo. Rimango allibita. Poi questa che uno si è smanettato con il sangue di lei, mi ha uccisa, non voglio nemmeno sapere che storia è.❤️
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