«Mi chiamo Antonio Staglianò, come tutti. Campione di mediocrità. Le mie reazioni sono standard, la mia diversità è di massa. Più intelligente della media, ma di un'intelligenza che serve per evadere. Anche questa civetteria di mediocrità è mediocre, come i ragazzi di borgata che indossano a migliaia le T-shirts con su scritto <<original>>; notano la contraddizione e gli sembra spiritosa. Se non fossi medio troverei l'angolatura per criticare questo mondo, e inventerei qualcosa che lo cambia.» Queste parole appartengono allo scrittore Walter Siti, rinchiuse nel suo romanzo "troppi paradisi". Raramente, mi è capitato di trovare parole che calzassero addosso così bene sulla mia persona . Il diario del Leviatano nasce dal bisogno di scrivere ciò che appartiene al mondo delle domande a cui è difficile dare risposta. In questa dimensione, tutto appare contraddittorio, provvisorio, sovrapposto. Il tentativo di vestire di parole quello che succede ad un uomo quando è affetto da quella che Pessoa chiamava "la febbre del sentire". Il diario del Leviatano nasce con questo scopo. Qui non si trovano risposte.
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