Molte voci lo narrano, parlano di una morte...
di un dolore silente, di una lapide senza nome e di un sepolcro spoglio.
Ma è dal dolore e dal silenzio che i saggi vengono forgiati.
Tacciono nei meandri dei propri pensieri, si consumano nella loro stessa ombra, mutano lentamente sotto il peso di ciò che hanno vissuto.
Eppure, è quando finalmente aprono gli occhi che comprendono la propria elevazione.
I rubini portano ancora gli strascichi del tormento e delle ferite, custodiscono nel loro rosso profondo le cicatrici di ciò che è stato.
Ma dopo il fragore del dolore arrivano le note della nostalgia, le melodie lontane dei ricordi, gli echi di ciò che un tempo fu.
E quando finalmente ti rialzi, qualcosa è cambiato.
Lo sguardo non cerca più ciò che è stato perduto, ma si posa oltre il confine del passato, verso un orizzonte differente.
Nuovo.
Perché talvolta bisogna attraversare la morte di ciò che eravamo per poter riconoscere, finalmente, chi siamo diventati.