Ho sempre pensato di essere più lettore che scrittore. Eppure c'è sempre stata, da qualche parte, una voce - timida, ostinata - che mi sussurrava di mettere nero su bianco tutto ciò che nasce quando ci si ferma a guardare l'esperienza umana.
Succede, a un certo punto, che il mondo smetta di bastare. Che quella mappa che ci avevano dato all'inizio non funzioni più. Allora si resta lì, con il cuore in tasca e lo sguardo che cerca qualcosa. E si capisce che forse bisogna ridisegnare tutto da capo.
Perché i colori con cui vestono il mondo là fuori non sempre somigliano ai nostri. E capita che lo specchio si incrini, che l'immagine non torni.
Così scrivo. Per tentare, nel disordine, di ritrovare un riflesso. Per riconoscere qualcosa. Per riconoscermi. O, magari, per riconoscere qualcuno.
Qualcuno scrisse: "[...] noi siamo in colloquio [...] L'inferno è essere soli";
Io credo che siamo più uno scontro di biografie in movimento, che si urtano le une alle altre, da cui nasce qualcosa che è inferno e paradiso assieme. Semmai qualche lettore dovesse incrociare i miei scritti, avrei il piacere di ricevere pareri e critiche. Grazie in anticipo. Buon cammino a tutti.
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