Se devo essere onesto, oggi non ho risposte, ma solo una grande, immensa stanchezza. Apro il telefono, guardo i telegiornali e mi ritrovo davanti alle stesse immagini di sempre: la polvere, le macerie, gli occhi terrorizzati di chi non ha colpa. E mi fa paura accorgermi di come, quasi senza volerlo, ci stiamo abituando. Si parla ancora di guerra nel mondo come se fosse una pioggia inevitabile, un dato di fatto, una notizia tra le tante. Mi chiedo come sia possibile che, con tutta la strada che abbiamo fatto, l’unica soluzione rimanga sempre la stessa, la più antica e la più inutile: la guerra.
Non voglio fare il saggio, non ho ricette pronte e non so come si salvino le cose. Sento solo un profondo senso di impotenza che mi stringe lo stomaco. Mi logora l'idea che mentre noi continuiamo con le nostre vite, i nostri piccoli problemi quotidiani e i nostri progetti, da qualche parte ci sono persone a cui è stato tolto persino il diritto di pensare al domani. È una stanchezza che ti fa sentire piccolo, inutile, un semplice spettatore di un disastro che si ripete da secoli, sempre uguale, cambiando solo i nomi sulle mappe e le facce dei protagonisti.
Forse scrivere queste righe non serve a niente, non cambia la storia e non ferma le bombe. È solo il mio modo per non girarmi dall'altra parte, per non far finta di niente. Vorrei solo che fossimo capaci di fermarci, anche solo per un attimo, e ammettere il nostro fallimento. Sentire questo dolore e questa nausea non ci rende migliori degli altri, ma almeno ci ricorda che siamo ancora umani, che non siamo diventati del tutto freddi. E forse, in questo momento, l'unica cosa rimasta da fare è proprio questa: non abituarsi, continuare a sentire il peso di questa vergogna e sperare che, prima o poi, questa stancheza diventi di tutti. ✍️