Si ritrovò con le manciate di carta e capelli tranciati in mano, volto invaso dal pianto, occhi così blu da sembrare monili scolpiti.
Era insieme così bello e così angosciante da sembrare un miraggio. I lineamenti scoperti dalla torma di riccioli neri rendevano quella sofferenza ancor più cruda e reale.
Evelayn!
I suoi capelli nuovi erano tutti in aria, indomabili come sempre.
Evelayn.
Chi sei?
Sentiva particolari di lei spingergli tra le membra.
Occhi, voce, risate e pianti.
Rosso, c'era qualcosa di rosso e verde, di dolce e amaro.
Era successo tutto in fretta, ma da quando il nome Evelayn era uscito di becco a Siofra sembravano passati secoli in fondo al suo cuore. Quel maledetto temporale non la smetteva mai.
"... Devo proprio?"
"Fallo." Siofra piegò il capoccino di lato. "La rivedrai. Lo giuro. E già che ci sei, giovanotto, sarebbe ora che chiedi a questo maltempo di calmarsi. Vuoi, sì?"
Un raggio solare penetrò la stanza, sfiorò la pergamena avvolta, che brillò. Lo spago rosso sigillò il disegno ed il profumo di Evelayn riempì la stanza, una dolce carezza di fiori e canti perduti.
La sua essenza li avvolse e fu così che Frido ebbe conferma:
Sì, è vero, si disse, erano blu.
Mi ricordo.
La Sacerdotessa aveva gli occhi blu... come me.
Tenebrore - Saga degli Arith
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