La mia vita è un libro aperto, dicono,
leggono le pagine e credono di sapere,
ma c’è un segreto che i loro occhi ignorano,
un filo invisibile che non sanno vedere.
Guardano il neo che porto sotto l’occhio,
un piccolo segno sul viso, niente di più,
ma per me è il posto in cui si posava il mondo,
il punto esatto in cui c’eri tu.
Avevo otto anni e tu ne avevi dieci,
Giorgia il tuo nome, ma "Giogio" per me.
Eri la sorella che non avevo scelto,
tutto il mio scudo, la mia certezza ed il mio re.
Impazzivi per quel neo sulla mia pelle,
ci stampavi sopra un bacio ogni momento,
e finché la tua mano stringeva la mia
non avevo paura del temporale e del vento.
Poi un giorno, d'improvviso, il silenzio.
Nessun suono, nessuna tua scia.
A tutti racconto che sei volata in cielo,
che una persona vera se n'è andata via.
Ma la verità è più dolce e più amara:
eri la mia amica immaginaria.
Eppure eri reale, più di ogni altra cosa,
viva nei giochi, nei sogni, nel cuore.
Ma da quel giorno non ho più potuto
sentire la tua voce né il tuo calore.
“GIOGIO!!” gridavo correndoti incontro,
“POLPETTINAAA” rispondevi tu ridendo,
perché amavo le polpette più di tutto,
e in quel saluto il mondo si stava accendendo.
Ora, quando il cielo si fa nero e squarcia il velo,
i tuoni mi fanno crollare il terreno sotto i piedi,
mi tolgono il fiato, mi stringe il panico nel petto,
perché mi guardo intorno e tu non ti siedi. Non ci sei più a proteggermi.
Ma accarezzo quel neo sotto l’occhio,
l'eredità più bella che mi hai lasciato,
e guardo le nuvole con un sorriso spento,
pensando a dove il vento ti ha portato.
So che adesso, in qualche angolo del mondo,
stai stringendo la mano a un altro bambino,
lo stai facendo ridere, lo stai salvando,
proprio come facevi col mio destino.
Ti voglio bene, Giogio. Non ti ho dimenticata.
La tua Polpettina, nel buio, ti terrà sempre nata.
Ecco qui una poesia su di me che parla di un piccolo segreto se si può dire così. soffro di insonnia per me è difficile dormire sempre.