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cheriixxx
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Ho pubblicato il primo capitolo di "Eclissi di sale", ma sono combattuta per una cosa fondamentale. Fatemi sapere cosa ne pensate così forse mi decido >_<
Vercingetorige
4) parte La domanda è la seguente. I traumi di questi ragazzi si sono già strutturati in modo irreversibile, cosa ne sarà di loro quando tra poco non saranno più dei ragazzi? Si può ancora fare qualcosa? Se va avanti così, nell’economia narrativa della storia penso divenga troppo irrealistico evitare lo scoppio di una bomba. Nella mia nota precedente ti ho già illustrata i tre modi in cui i tuoi personaggi possono salvarsi o perdersi, scegliere chi ed in che modo salvarlo o perderlo spetta a te che sei l’autrice e che nel loro destino fai la parte di Dio. Continuerò a seguirti con affetto e simpatia, e non fa niente se mi legherò a personaggi immaginari, del resto mi sta ultimamente capitando anche con un altro autore e non posso non chiedermi? Perché se non mi è mai successo prima? Cosa mi scuote dentro di queste storie, peggiore di quanto fino ad oggi non abbia già riscontrato nella realtà?
cheriixxx
Parte 4) Infine, riguardo alla riflessione con cui chiudi il tuo commento — quella domanda su cosa ci sia in queste storie che riesce a scuotere così profondamente — credo sia una delle più sincere che un lettore possa porsi.
Non ho una risposta definitiva, e forse non sarebbe nemmeno “giusto” averla. Ma quando una storia entra davvero nel lettore (e te lo dico da lettrice prima ancora che da autrice), non si limita a raccontare i personaggi e ciò che accade loro, ma finisce per toccare qualcosa che riguarda anche noi: esperienze, paure o domande e bisogni che spesso restano inespressi (anche senza definirlo razionalmente). È proprio questo mix di reazioni e domande che rende la lettura per molti di noi fondamentalmente.
E il fatto che tu ti sia posto tale domanda per me è molto importante, perché significa che quei personaggi, a cui tengo tantissimo e in cui ho messo molte parti di me, nel bene e nel male, hanno smesso di essere soltanto finzione e che hanno lasciato un segno.
Grazie infinitamente per continuare a seguire la storia con così tanta attenzione, affetto e coinvolgimento!
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cheriixxx
Parte 3) Per quanto riguarda la domanda finale, è una domanda che mi accompagna da quando ho iniziato a scrivere questa storia: cosa ne sarà di loro? Credo che sia uno degli interrogativi centrali dell’intera narrazione.
I prospetti e il peso dei traumi che ciascuno di loro ha subito sono aspetti che sto tenendo in grande considerazione nella costruzione del finale. Cercherò di dare una risposta il più possibile coerente e realistica al percorso di ciascuno di loro. Alcuni di loro stanno già iniziando, o inizieranno, nel bene e nel male, a costruire legami che potrebbero rappresentare un aiuto concreto, sia attraverso persone esterne alla famiglia sia, forse, all’interno della famiglia stessa. Non è detto che non possano imparare ad aiutarsi a vicenda, anche se finora non sempre ci sono riusciti. E non è neanche detto che sia escluso “lo scoppio di una bomba”.
Tuttavia, non voglio anticipare troppo. Posso solo dirti che è una domanda alla quale tengo quanto te e che la risposta arriverà con il procedere dei capitoli.
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Vercingetorige
3) Blythe è affetto dal suo disturbo è l’unico malato di mente riconosciuto tale lì dentro. Adesso si è aggiunto lo zio, non lo posso ancora inquadrare sotto l’aspetto psicopatologico, ma sono sicuro che sia lui ad aver introdotto in quella famiglia il regime punitivo, degradante e violento. C’è poi, Cathrine, di lei non sappiamo ancora molto, ma ti suggerirei di non renderla connivente di come Silas punisce i fratelli, altrimenti o diventa una figura problematica pure lei, o ricadiamo nel solito fatto che quelle scene nel contesto narrativo sembrano essere normalizzate. In ultimo, mi sono riservato i poveri Beelfire e Blake Nonostante tutto, questi due sembrano gli unici lì dentro non affetti da nessuna forma di psicopatia particolare, ma il povero Beelfire è ingiustamente gravato del peso del fratello. Questi tre fratelli sì che avrebbero bisogno della cavalleria che li venisse a salvare portandoli via da lì, per gli altri ormai troppo grandi, penso che un intervento tanto drastico sarebbe inutile e controproducente. Qualche tuo fan ha detto che io mi rapporto in modo troppo realistico ai tuoi personaggi, ha ragione, se mi imbattessi in loro stanne certa smuoverei il cielo e la Terra per cercare i portare via da quella casa e salvare almeno i tre gemelli. In queste situazioni c’è sempre una domanda che mi fa tremare, che mi rode e che nel caso specifico varrebbe per tutti ed otto, compreso Silas, ed escluso lo zio che può anche andare al diavolo.
cheriixxx
Parte 2) Dicevo, forse la cosa che mi ha colpita di più della tua analisi è proprio il modo in cui ti sei rapportato ai personaggi. In fondo non li hai analizzati soltanto come figure narrative, ma come persone esistenti, chiedendoti cosa si potrebbe fare per aiutarli, chi si potrebbe salvare e quali conseguenze avranno i loro traumi nel tempo.
Per questo ho apprezzato molto anche l’intervento di @_viola1993_ che si è inserito nella discussione. Credo che abbiate messo in evidenza due aspetti diversi della stessa questione: da un lato il tentativo, da parte mia, di costruire personaggi e dinamiche che risultino il più possibile verosimili; dall’altro il fatto che, proprio per questa ragione, il lettore finisca per interrogarsi su di loro come farebbe con persone reali. Se una storia che parla di trauma, disagio e dinamiche familiari complesse riesce a suscitare domande di questo tipo, allora penso di aver raggiunto almeno in parte uno degli obiettivi che mi ero prefissata.
Naturalmente non pretendo né credo di poter rappresentare ogni situazione in maniera perfetta (anzi, ne sono lontanissima!), ma c’è sempre stato un grande lavoro dietro la costruzione dei personaggi e del loro vissuto. Per questo motivo non ho mai considerato il trauma come un semplice elemento narrativo o uno sfondo funzionale alla trama, ma come qualcosa che inevitabilmente modella il modo in cui questi ragazzi vedono sé stessi, gli altri e il mondo che li circonda.
Per quanto dolorosa possa essere una riflessione del genere, il fatto che tu ti sia posto domande così concrete sul loro futuro rappresenta per me uno dei complimenti più grandi che si possano fare a una storia che cerca di mantenere una forte componente umana e realistica.
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_viola1993_
@Vercingetorige Mi intrometto in questa interessante (e condivisibile) disamina del romanzo di Cherixxx colpita dai commenti che hai ricevuto sul realismo- Most of all non è un fantasy o una favoletta, c'è tanto lavoro dietro per caratterizzare al meglio i traumi e il vissuto post-traumatico dei protagonisti, se fossi io l'autrice apprezzerei l'approccio realistico a qualcosa che vuole essere verosimile (e per come la conosco, penso che anche lei apprezzi). Wattpad ha bisogno di storie che trattano determinati argomenti con verosimiglianza e non come background a tutt'altro genere di narrazione.
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Vercingetorige
2 parte ) Ma torniamo alle cose tragiche.
Silas, è affetto da una ossessiva patologica assunzione di responsabilità e di controllo verso fratelli, che lo spinge spesso a comportamenti violenti e degradanti nei loro confronti, ultimamente hai aggiunto alla sua personalità anche tratti schizzofrenici.
Ruben è ugualmente ossessionato dal senso di responsabilità verso i fratelli e rasenta lo stato patologico del maggiore. Ha un carattere debole condizionato dallo status educativo imposto alla famiglia dal fratello e dallo zio, di cui alla fin fine né è allo stesso tempo moderatore e complice.
Vi sono poi Damon e Lenox, Damon è effetto da tendenze autolesioniste e sucide. Lenox da anolessia, traumatizzato dal bullismo subito ed imbrigliato in una relazione tossica.
Foster è imprigionato nel trauma dei continui abusi sessuali subiti da bambino che lo tengono prigioniero in un rapporto di amore ed odio con il ricordo del suo abusatore Tobias. Il trauma infantile lo condiziona in tutti gli aspetti della vita: la percezione di sé, la sfera sessuale, quella relazionale. Nella prostituzione a cui si è dato, nei suoi clienti, Foster rappresenta il classico caso di quelli che esorcizzano i traumi vissuti ricreandoli in altra forma. Così facendo nel loro intimo si sentono palcati dalla percezione di tenere i traumi che li agitano sotto controllo, se non addirittura di dargli un senso.
Vercingetorige
1 parte) Carissima, dopo essere finita per caso gradevolmente imbrigliato nel tuo racconto a causa di un altro autore di wattpad che con te non c’entra niente, sono arrivato dopo diversi mesi al tuo cap 57 finendo le parti pubblicate; dietro tuo precedente invito ti espongo le mie considerazioni.
Dal punto di vista stilistico, i dialoghi sono molto ben strutturati come pure la sequenza delle scene ed i flashback. L’introspezione dei personaggi, però, (non me ne volere mi hai autorizzato tu ad avanzare qualche critica) a volte appare un po' troppo prolissa e stucchevole.
I tuoi personaggi non c’è dubbio, per gli amanti del genere sono coinvolgenti, è facile empatizzare con loro, perfino con Silas che spesso immergerei nell’olio bollente. Non riesco infatti, come taluni tuoi fan a preferire tra i personaggi l’uno all’altro, essendo molto belli, unici e toccanti nella loro tipicità.
Gli inizi del primo capitolo sembravano introdurci in una sorta di famiglia Bradford ed al 57esimo ho finalmente compreso il senso del titolo, “Most of all hell”. E’ la storia di una famiglia passata da una tragedia ad un’altra, in cui nella condizione attuale ben 6 membri su 8 versano in uno uno stato psicopatologico. L’ambiente è il classico ambiente chiuso e arrotolato su se stesso delle famiglie disfunzionali. I soggetti esterni che la frequentano Mika e Dylan per storie familiari e personali appaiono anch’essi problematici. La scuola come elemento di supporto e luogo di risonanza di un’allarme quale doverebbe essere, fa schifo sotto ogni aspetto. Silas e lo zio non permetterebbero mai che si ricorresse a quell’aiuto esterno psichiatrico e non solo, di cui la famiglia avrebbe disperato bisogno. Ma alla fine debbo riconoscertelo, in tutta questa tragedia anche se emerge un amore malato, sei stata pur sempre capace di descriverlo come vero amore, il quale rispetto alla malattia da cui è affetto appare quale è, in gran parte incolpevole. E te lo dice un hater degli amori malati.
cheriixxx
Parte 1) Ciao! Ti rispondo sotto il primo commento per comodità, ma cercherò di dare una risposta il più possibile organica ai diversi punti che hai affrontato.
Ti ringrazio davvero per questo commento e, soprattutto, per il tempo che hai dedicato a riflettere su ogni personaggio. Devo dire che sono soddisfatta di come il nostro scambio si sia evoluto rispetto al momento iniziale: confrontarsi con qualcuno che legge con tanta attenzione è sempre molto stimolante.
Innanzitutto accetto molto volentieri la critica riguardo all’introspezione. Anzi, sotto certi aspetti mi trovi d’accordo. La mia scrittura, soprattutto nella fase iniziale e centrale della storia, era molto “piena”, non saprei definirla diversamente. Durante le revisioni mi è capitato persino di eliminare migliaia di parole da alcuni capitoli, proprio perché mi rendevo conto che tendevo a tornare più volte sugli stessi concetti o a soffermarmi troppo a lungo su determinati passaggi interiori. È un aspetto che considero principalmente stilistico e sul quale sto lavorando da tempo, cercando di rendere la narrazione più chiara, più incisiva e meno ripetitiva senza rinunciare alla componente psicologica che resta centrale nella storia.
Mi ha fatto sorridere la tua interpretazione del titolo come “Most of all hell”, perché, a ben vedere, non è nemmeno una lettura così lontana da ciò che vivono questi ragazzi.
Ho trovato particolarmente interessante anche la tua analisi dei personaggi. Credo che tu abbia colto un elemento fondamentale: ognuno di loro porta sulle spalle un peso diverso e reagisce al dolore in modo differente. Alcuni cercano il controllo, altri la fuga, altri ancora l’autodistruzione o l’isolamento. Più che interessarmi l’etichetta in sé, mi interessa osservare come certe esperienze possano deformare il modo in cui una persona percepisce se stessa, gli altri e il mondo che la circonda.
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Vercingetorige
Parte 2 Chiarito ciò, vorrei dirti questo. Nelle situazioni che hai descritto i risvolti possono essere tre, tra queste 3 possibilità dovrai combinare le tue future scelte narrative. Il primo risvolto è purtroppo molto raro, ma talvolta accade, cioè, che alcuni intorno a noi (dei veri e propri angeli) si accorgano della nostra situazione, capiscono che non avremo mai la forza di risollevarci da soli ed intervengono in modo risolutivo. Più frequentemente aimé! accade che si soccombe, le vittime in queste famiglie disfunzionale finiranno sotto il giogo della droga, dell’alcol, del gioco, delle depressione cronica, del suicidio e qaunt’altro, oppure, a loro volta da vittime si tramuteranno consapevolmente o meno in carnefici. Per fortuna, vi è anche una terza possibilità, più rara della seconda, ma molto più frequente della prima, cioè, che la vittima di una famiglia disfunzionale, magari con un piccolo supporto esterno, trova da sola la forza di reagire, di spezzare il ceppo psicologico che la incatena, di riprendersi in mano la propria vita, e anche di aiutare i suoi più fragili compagni di sventura. Accade, accade, forse è accaduto a te, forse è accaduto a me. Ti abbraccio, a presto.
cheriixxx
Riguardo alla "sfida" dei tre risvolti che hai descritto, anche se per i dettagli del finale è ancora tutto da vedere e da decidere, la mia intenzione è proprio quella di provare ad affrontare più scenari possibili nel corso della storia. Essendo tanti personaggi ognuno avrà il suo percorso, e proverò a darne peso anche in un eventuale ultimo capitolo “Che fine hanno fatto i personaggi?”
Quello che hanno passato non sarà una condanna a vita per tutti loro. Il finale del tuo commento mi ha fatto venire i brividi. La vita sa essere tremenda...
Ti ringrazio per questo scambio e per l'abbraccio, che ricambio di cuore. Ci sentiamo nei prossimi capitoli, non vedo l'ora di leggere le tue prossime analisi!
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Vercingetorige
Parte 1 Uaoh! Se la tua replica l’avevo prevista alla lettera, la tua controreplica mi ha preso del tutto alla sprovvista. Confesso! Mi ero fatto un’idea sbagliata di te, pensavo fossi una persona molto autoreferenziale che si nutre dei complimenti dei suoi fan e non accetta annotazioni, quindi, pensavo che avresti travisato ogni mia parola e risposto in modo sdegnoso. Invece mi hai lusingato 3 volte, sono lusingato dal fatto che ti ricordassi di me; sono lusingato perché mi hai preso in considerazione facendo delle modifiche, mi hai doppiamente lusingato chiedendomi in futuro di darti il mio pare. Comunque, tornando nel merito, certamente mai e poi mai hai esaltato o solo giustificato la violenza, certamente sarebbe fuori luogo assumere la veste di narratrice manzoniana che esprime giudizi morali ad ogni piè sospinto, tuttavia, è vero che talvolta dai l’impressione di romanticizzare e minimizzare la portata della violenza domestica nel presente del tuo racconto, questo è quello che mi ha fatto scattare per ben due volte.
cheriixxx
Ciao! Sono davvero felice che questo confronto abbia superato i preconcetti iniziali e si sia trasformato in un vero e proprio scambio. Ti confesso che temevo una chiusura totale, invece leggere questo commento mi ha fatto un enorme piacere perché sembra che hai visto la mia buona fede. L'ultima cosa che vorrei è apparire superficiale o passare per una che sminuisce la violenza; in questa storia e nei personaggi ho messo tantissimo di me stessa, e capisco fin troppo bene il peso di certe esperienze. Se a volte è sembrato il contrario dalle risposte o dal testo, è proprio il motivo per cui sto portando avanti questa riscrittura profonda. Ammetto che per me non è neanche sempre facile espormi o gestire le impressioni di chi legge, ma i commenti come il tuo sono esattamente il motivo per cui vale la pena farlo: mi spingono a guardarmi da fuori e a migliorare come narratrice.
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Vercingetorige
Parli della realtà, hai idea delle conseguenze che nella realtà avrebbero quelle botte, quelle umiliazioni, unite a quanto già c’è stato? Ti soffermi mai ad illustrarne realisticamente le conseguenze? Dico senza salvarli, senza la cavalleria.
cheriixxx
Per rispondere alla tua ultima domanda: sì, l'obiettivo del libro è proprio mostrare in modo crudo le conseguenze reali di questo vissuto. Non ci sarà nessuna cavalleria a salvare la situazione, ma si vedranno — e in parte si sono già viste — le implicazioni psicologiche devastanti che questi contesti lasciano sui ragazzi: la caduta in comportamenti autodistruttivi, l'incapacità di scindere l'amore dal dolore e l'assimilazione di relazioni profondamente disfunzionali come unica normalità possibile. Ho cercato il più possibile, fin qui, di farlo capire attraverso le mie parole; se non fosse passato questo messaggio, lo considererei quasi come un mio fallimento come autrice.
Inoltre, quando si parla di "realtà", ci tengo a ricordare che dietro una storia di finzione c'è sempre uno schermo, e nessuno può conoscere le esperienze personali, il vissuto o il bagaglio emotivo di chi scrive. Se scelgo di esplorare queste dinamiche, è proprio perché ne comprendo il peso profondo.
Grazie ancora per questo scambio così stimolante, è esattamente il tipo di attenzione critica che spero di muovere in chi legge. Al di là dei giudizi sull'autrice o sulla community, sarebbe davvero interessante continuare a condividere le riflessioni e le analisi che questa storia ti susciterà nei prossimi capitoli.
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Vercingetorige
Eh! eh! sapevo avresti risposto questo senza centrare il punto, ci avrei scommesso! La storia ha al centro un’amore tra fratelli che è un amore MALATO, questo è proprio una delle cose che la rende più attraente, il motivo per cui la sto leggendo, credi continuerei a farlo se sperassi veder arrivare la cavalleria da un momento all’altro? Il mio non è un commento alla storia, ma ai vostri commenti. L’amore di questo zio, di questi due fratelli maggiori è MALATO, non una cosa bella, non lo è nella fantasia come non lo sarebbe nella realtà. Tu come narratrice e molti commentatori minimizzate la portata di questo fatto. La violenza che subiscono dai fratelli e da questo “zio fantastico”, ragazzi provenienti da un passato terrificante, che si trascinano problematiche psicologiche enormi, eclissa tutti i nobili sentimenti e tutto quello che di buono fanno i “tre eroi, e li rende tre aguzzini. Non sono i loro salvatori come li fai apparire, ma continuatori inconsapevoli dell’opera di Tobias, la loro inconsapevolezza li rende ancora più pericolosi.
cheriixxx
—> Tuttavia, mi rendo conto che l'assenza di un filtro critico esplicito nelle vecchie note o l'entusiasmo di alcuni commenti possano aver dato l'impressione di una romanticizzazione della violenza. Non è assolutamente quello che volevo far trasparire. Questa è una storia iniziata nel 2020 e la profonda revisione che sto portando avanti serve proprio a questo: limare le ingenuità del passato, rendere ancora più evidente la natura abusante di queste figure e approfondire la componente psicologica senza lasciare spazio a equivoci. E sì, anche modificando vecchie note in cui sembro prendere propriamente parte al pensiero dei personaggi (come quello delle piante). Proprio il tuo intervento, infatti, mi ha spinto a inserire una pagina iniziale di Trigger Warning per tutelare la sensibilità di chi legge e chiarire subito i confini dell'opera.
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cheriixxx
@Vercingetorige Innanzitutto ci tengo a ringraziarti, perché hai centrato in modo impeccabile il vero nucleo psicologico della storia. Sei una delle prime persone a cogliere fino in fondo questo lato così marcio e tossico, e lo apprezzo moltissimo. Hai ragione sul fatto che lo zio e i fratelli maggiori, pur agendo convinti di proteggere la famiglia, finiscono per diventare a loro volta degli aguzzini, perpetuando il trauma di Tobias sotto una forma diversa. L'amore distorto e disfunzionale è proprio il perno di questo dramma corale. (Ma su questo penso che siamo d’accordo entramb*) Capisco perfettamente da dove nasca la tua impressione, ed è proprio per questo che ci tengo a fare una distinzione importante. C'è una netta differenza tra la mia consapevolezza come autrice e il punto di vista interno alla storia. Se nei miei commenti o nelle note precedenti ho definito lo zio una "figura fantastica" o ho accennato a "gesti d'affetto" dei fratelli maggiori, non è perché io non capisca la gravità delle loro azioni nella realtà. Tutt'altro. Lo faccio perché sto descrivendo la percezione dei personaggi stessi la maggior parte delle volte: nella loro mente traumatizzata, quel controllo e quelle punizioni corporali vengono confusi con la protezione e con l'amore. Il dramma sta proprio nel fatto che loro non vedono la propria tossicità. (Risposta troppo lunga devo tagliarla T-T)
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cheriixxx
Ho pubblicato il primo capitolo di "Eclissi di sale", ma sono combattuta per una cosa fondamentale. Fatemi sapere cosa ne pensate così forse mi decido >_<