Sono uno che non ha mai imparato davvero a stare fermo.

Non in senso romantico, niente storie da ribelle o da persona complicata. È più banale di così. Sto fermo, certo. Lavoro, rispondo, sorrido quando serve. Però dentro continuo a muovermi come se qualcosa non fosse mai del tutto al suo posto.

Sono cresciuto in una casa normale. Quelle case in cui non succede niente di clamoroso, e proprio per questo impari a guardare tutto quello che non viene detto. Le pause tra le frasi. I gesti fatti senza guardarsi. Le abitudini che sembrano amore finché non inizi a chiederti se sono solo abitudine.

Ho studiato cose che non mi hanno risolto niente. Mi piace la letteratura, perché era l'unico posto dove il disordine sembrava avere una forma accettabile. Poi ho fatto lavori normali, di quelli che ti insegnano a correggere gli errori degli altri mentre cerchi di non vedere i tuoi.

Per un po' ho visto il mondo in modo ufficiale. Poi mi sono stancato di quella versione pulita delle cose. Troppo ordinata. Troppo convinta che le persone siano coerenti.

Scrivo perché è l'unico modo che conosco per restare dentro le situazioni senza fingere che siano semplici.

Non mi interessano le grandi storie. Quelle si vendono bene, ma durano poco. Mi interessa quello che succede dopo. Quando non c'è più una scena evidente da descrivere e resta solo la convivenza con ciò che è successo.

Le case, per esempio. Le cucine. I ritorni la sera. Le frasi dette senza guardarsi troppo. Le bugie dette bene, quelle che non fanno rumore mentre passano.

Non mi considero qualcuno di profondo. Nemmeno qualcuno di speciale. Solo una persona che ha notato che la maggior parte delle cose importanti non arriva mai con un annuncio.

E continua a guardarle lo stesso.
  • JoinedJuly 4, 2026


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