Paolo Mendico aveva 15 anni ed era un ragazzo appassionato di musica, suonava il basso e la batteria e gli piaceva andare a pescare insieme al padre.
La sera prima del primo giorno di scuola si è tolto la vita.
Paolo amava i suoi capelli lunghi, ma proprio per questo motivo lo chiamavano "Paoletta" o "Nino D'Angelo". Così aveva finito per tagliarseli per far sì che la smettessero.
Ma i bulli hanno continuato: lo umiliavano, insultavano, denigravano e attaccavano fisicamente perché più sensibile, più fragile e diverso.
I genitori venuti a conoscenza della situazione del figlio hanno chiesto aiuto alla scuola e hanno ricevuto in cambio solo indifferenza, superficialità. "Non fare la vittima" era una frase detta da un'insegnante a Paolo, perché anche questo rende le persone colpevoli...il girarsi dall'altra parte, le porte sbattute alle richieste d'aiuto.
Al funerale di Paolo si è presentato UN SOLO compagno. Nessuno ha trovato il coraggio di presentarsi perché tutti (compagni, insegnanti, dirigente) sono colpevoli, nonostante si dichiarino ancora innocenti e sconosciuti alla situazione.
La sua storia, come quella di molti altri ragazzi, è simbolo di un fallimento dei genitori nell'educazione dei figli. Educate i vostri figli all'amore, non all'odio.
Riposa in pace Paolo, a te che hai sopportato così tanta cattiveria nonostante il tuo cuore buono.