Mi svegliai improvvisamente, dopo aver sentito suonare il campanello, erano le 10.30 della mattina ed ero ancora vestita, avevo gli occhi gonfi, così mi ricordai della disperazione che mi aveva colpito la notte prima, e di come cantavo la ninna nanna di mio padre prima di cadere in un profondissimo sonno. Nel frattempo il campanello continuava a suonare con insistenza, così scesi, aprii la porta, e mi ritrovai davanti un uomo in giacca e cravatta, dall'aria fredda, e con una targhetta color oro che segnava:'Edward Butter', la cosa più normale da chiedere fu:'ha bisogno di qualcosa signore?'- lui mi guardò ancora dalla testa ai piedi e poi chiese:'Lei è la signorina Emma Stone?'
'Si lei chi è?'
'Io sono Edward Butter, sono un assistente sociale, ho saputo della sua perdita, e le porgo le mie condoglianze, ma visto che lei è una minore e non ha alcun parente disposto ad occuparsi di lei, è mio dovere portarla in un orfanotrofio, mi dispiace.'
Quelle parole, il tono in cui le aveva pronunciate, come se fosse una cosa da nulla, lui magari ci era abituato,era il suo lavoro, sembrava seguisse un copione, ma io no, io non ci ero abituata, per me era stato come ricevere una freccia in pieno petto. Dovevo lasciare tutto, o meglio, il 'nulla' a cui mi ero legata, quella non poteva essere la mia vita,non doveva.
'Signorina mi sente?' Ero immersa nei miei pensieri, e non mi ero accorta del fatto che l'assistente sociale stesse ancora parlando.
'No,mi scusi, può ripetere?'
'Le ho detto che partirà per San Francisco domani mattina alle otto, l'orfanotrofio si trova alla periferia della città, ci andrà in treno, più tardi le invieremo il biglietto,suo padre ha una piccola eredità quindi riuscirai a pagarti le spese da te, e una volta arrivata a San Francisco la accoglierà la direttrice dell'orfanotrofio.'
Non riuscii a fare altro che annuire, stava accadendo tutto troppo in fretta. L'assistente sociale mi salutò e lascio' velocemente,non era nemmeno voluto entrare, come se la casa, o io, avessimo chi sa quali problemi. Ero così straziata, e per il resto della giornata non feci nulla, non mangiai, bevvi poco, rimasi solo chiusa in camera mia con la foto di mio padre sulle gambe, immaginando di trovarmi altrove.
Verso le sei e mezza preparai i bagagli per la partenza, e poi uscii. Era ormai arrivato l'inverno e le strade del piccolo paese in cui vivevo erano piene di neve, avevo bisogno di camminare, di pensare, di respirare.Finii per arrivare al cimitero, e mi fermai sulla tomba di mio padre, mia madre era morta dandomi alla luce, lui mi aveva cresciuta, e iniziai a raccontare ad un pezzo di pietra tutto ciò che era successo. Non si è mai completamente pronti a perdere qualcuno, né a cambiare vita in questo modo.
Verso le otto tornai a casa e trovai un pacco nella cassetta delle lettere, c'era un biglietto per il treno delle otto e mezza del giorno dopo, e delle istruzioni che non dicevano nulla che non mi avesse già detto l'assistente sociale, salii in camera mia, feci una doccia calda e poi mi infilai nel letto, inutile dire che quella notte non dormii per niente, provavo un misto tra ansia e paura, e non avrei augurato quella sensazione a nessuno.
Mi alzai dal letto alle sette, mi vestii e scesi. Mi fermai a guardare quella che fino ad una settimana prima era casa mia e di mio padre, noi non avevamo granché, solo l'amore che ci univa, non mi aveva lasciato molto, un discreto conto in banca è un ciondolo di mamma, ma di questo mi importava poco, io volevo solo essere di nuovo felice.
Il tassista mi chiamava insistente, mancava un quarto alle otto, e i miei pensieri mi avevano completamente sopraffatta, ero sempre stata una tipa distratta, ascoltavo ciò che ritenevo interessante, forse è per questo che avevo pochi amici. Salii finalmente sul taxi, e mentre la macchina correva, vedevo uno scorrere di alberi, case, ragazzi che correvano per arrivare a scuola, e quella che prima sentivo come la mia realtà, ora non era nulla, ero in un limbo, in cerca del mio posto nel mondo.
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ECCOOMI QUI COL SECONDO CAPITOLO, PURE QUESTO UN PO' TRISTE, NON SO PERCHÉ STO SCRIVENDO MAIUSCOLO(?) COMUNQUE SIA, FATEMI SAPERE SE VI PIACE LA STORIA, CONTINUO A DUE STELLINE E UN COMMENTO.💓
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I hate you, don't leave me.[z.m.]
FanfictionEmma. Persa,frustrata, orfana. Zayn. Cupo,misterioso,orfano. La storia di due ragazzi, che trovano loro stessi l'uno nell'altro. "Lui era veleno e antidoto, tutto ciò che avessi potuto desiderare."