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Le lacrime mi scendono senza fermarsi lungo le guance, mentre i dolori alla pancia aumentano a dismisura.

Le calde mani di Elena mi sfiorano le guance, asciugandomi le lacrime che le bagnavano.

"Stai andando bene, Mer." Angelina mi accarezza dolcemente la mano, non riesco a risponderle che l'urlo disumano che riesco ad emettere, mi precede.

"Mario sta arrivando con Christian." Luca ci affianca e sento davvero tutta la forza lasciarmi, non reggerò fino all'ospedale, seppur mi abbiano rimandata a casa oggi.

"Sta' tranquilla, Mercedes, continua a spingere." Mi sussurra dolcemente la mamma del mio fidanzato, ed io, emetto l'ennesimo grido disperato.

Il sudore mi bagna la fronte e le lacrime le guance, sto per andare in tilt.

"Sono qui, sono qui." Tiro un sospiro di sollievo quando la mano di Mario stringe la mia e, mi accarezza dolcemente i capelli.

"Piccola, ora possiamo andare in ospedale." Mi sussurra all'orecchio, lasciandomi un bacio sulla tempia.

-

"Dubito di avere il tempo per fare i tracciati." La dottoressa mi osserva, sono piegata in due dai dolori su una sedia a rotelle.

"Me li hanno già fatti questa mattina, ma hanno detto che non ero abbastanza dilatata." Cerco di avere un tono normale, ma le continue fitte mi tradiscono e la dottoressa lo nota.

"Facciamo un rapido controllo." Mormora, annuisco e mi sdraio a fatica sul lettino. Mi attacca il necessario e inizia il tracciato.

Sento il battito del bambino e un piccolo sorriso mi sfugge, pensando che da lì a breve lo avrò tra le mie braccia, finalmente.

"Sei dilatata abbastanza. Possiamo andare in sala parto; vieni da sola o con te viene qualcuno?" Mi alzo a fatica e mi risiedo sulla sedia a rotelle, poi guardo la dottoressa.

"Viene il mio fidanzato con me, Mario." Sibilo a denti stretti. Altra contrazione.

La dottoressa mi porta velocemente il sala parto, e mi guardo attorno, spaesata.

Mario non c'è.

"Va tutto bene?" Un'infermiera mi osserva confusa, ed io annuisco, visibilmente delusa.

"Sì... Va tutto bene." Mormoro, abbassando lo sguardo sulla mia pancia. Ho le gambe divaricate e tanta voglia di far uscire mio figlio dalla mia pancia.

"Al mio tre spingi, va bene?" Annuisco, chiudendo gli occhi, ma li riapro subito quando sento una mano intrecciare le sue dita alle mie.

Mario c'è, è lì.

"Uno, due, tre... Spingi Mercedes." Emetto un urlo, poi spingo. Spingo forte.

"Ancora Mercedes su." Spingo ancora, credo di non aver mai avuto tanta forza come adesso. Le lacrime ricominciano a scendere, il sudore bagna il mio volto mentre Mario mi incita accarezzandomi i capelli e stringendomi la mano.

"Mercedes spingi di più." Ennesima spinta, ennesime lacrime.

"Vedo la testa." Mi comunica l'ostetrica, ed io, mi sento più sollevata.

"Un'altra spinta ed è fuori." Spingo forte, urlando, e finalmente sento il suono che mi fa passare tutti i dolori: sento il suo pianto.

"Oh Mio Dio..." Mario ha gli occhi sgranati ed io sorrido debolmente, quando la dottoressa mi mostra il bambino. Ha gli occhi spalancati, si guarda attorno, ed io inizio a piangere come una fontana.

"Eccolo qui." La dottoressa lo appoggia sul mio petto.

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